La città e il suo mare. La nazione e il suo cuore che si divide in due.
Mar di Marmara, esemplare ‘interno’ della sua specie, separa il mar Nero dal Mar Egeo e quindi pone una linea di divisione tra la Turchia dal sapore europeo dall’altra metà che tende la mano al mondo asiatico.
Forse il mare più piccolo del mondo con i suoi undicimila chilometri quadrati e le sue coste che lo cingono in un abbraccio che non supera il migliaio.
Una coppa che raccoglie in sé il dono di terre antiche: Anatolia in primis e poi Tracia fanno correre le proprie acque in questa direzione, tramutandosi in una raccolta di nomi di fiumi che tradiscono la bellezza multiculturale di questa zona di frontiera.
Simav, Granicus, Gonen, Biga, Susurluk, due mondi che parlano e che si rispecchiano nelle acque.
Una storia importante anche se i libri hanno sempre volto lo sguardo altrove. Questo mare infatti, in antichità, si chiamava Propontide, nome che stava a significare ciò che veniva prima del vero mare, quello Nero.
Ma è nelle sue vicinanze che un nome ha trovato il suo compimento. Istanbul è nella Regione del Mar di Marmara, se non addirittura il suo gioiello più prezioso.
Città soglia, porta aperta da sempre attraverso lo scorrere di due mondi. Voce di un dialogo difficile, che però ci fu nel passato remoto e che qualcuno vorrebbe non sentire nel futuro prossimo.
Una zona dove l’uomo ha posto la sua orma più profonda: la città più popolosa del continente europeo e la terza in ordine mondiale.
E l’anno che viene ci ricorda che Istanbul sarà anche lo scrigno della cultura del globo terracqueo essendo stata insignita, con altre, del ruolo di capitale europea della cultura per l’anno 2010.
Elemento, certezza, riconoscimento solamente ribadito, visto che già dalla metà degli anni ‘80 l’UNESCO ha dichiarato i suoi quartieri storici come patrimonio dell’umanità.
Un patrimonio di tutti noi europei. Sì, perché Turchia è Europa, che piaccia o no.
E il respiro del vecchio continente riempie le narici di questa Signora: la Basilica di Santa Sofia sorride come monumento primo della città, accompagnata poi da illustri chiese dedicate a svariati santi.
Come in una mano che possiede diverse dita, ecco che arrivano a completare la bellezza della vecchia Bisanzio la suggestiva Moschea Blu e l’antica Moschea dei Tulipani. E qui il mescolarsi è stato per anni il vero fiore all’occhiello.
Il quartiere di Galata, situato nella parte settentrionale del Corno d’Oro (insenatura che separa quest’area urbana dal centro cittadino) parla di una storia che si tinge di rossoblù, come i colori genovesi, popolo che qui creò la sua colonia.
Un nome, una zona, per sempre impressa quantomeno nel nome della locale squadra di calcio, il Galatasaray.
Per non parlare poi dello stile Liberty di zone come Beyoĝlu e Nişantaşı. Samathia invece ospita i resti della cultura greca e armena. Sulukule quelli vitali della popolazione Rom.
Istanbul e Mar di Marmara: compagni di bellezza.





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Carino l’articolo.
Due osservazioni. Non capisco come e dove la storia si tinge di rossoblu, ( a parte la torre) specialmente dato che la riga sccessiva parla del Galatasaray rossogiallo.
Inoltre le chiese dedicate a svariati santi non sono cosi numerose, anzi, seminascoste, vedi St Antoin in Beyoglu. Nelle scuole cattoliche le monache si “travestono” in civile, ci sono metal detector e guardie giurate ed armate alle porte.
Lo stesso dicasi per gli ortodossi, ho delle foto della loro benedizione delle acque il 6 gennaio dove il numero di poliziotti a loro difesa è imponente.
Non è tutto cosi fiabesco….
Ciao e grazie d’aver trovato il tempo di lasciarci un messaggio.
Allora, rossoblu è il colore di Genova, città colonizzatrice di una delle zone della città.
Poi, anche a Milano ci sono metal-detectors all’entrata del Duomo.
Una precauzione che oramai è presa ovunque ci possano essere pericolo d’attentati.
La fiaba la devi leggere nel tuo cuore: se c’è, supera anche la presenza di mille divise e di duecentocinquanta metri di filospinato.
Questo è il segreto.
Un saluto.
Francesco.
Ciao Fancesco,
educatamente ma devo dire che non sono d’accordo.
Visitare è una cosa, vivere tutti i giorni è ben diverso.
Per farti un parallelo mi ricorda molto gli americani che nel dopoguerra fotografavano gli scugnizzi napoletani, lerci ed affamati e con la fiaba nel cuore dicevano “che pittoresco!!!!”
vi vedo ferrati tutti e due anche se con posizioni distanti…sareste anche così gentili da darmi qualche dritta per me che ci andrò x la prima volta e da sola dal 21 al 28 marzo?
a qualcuno piace mostrare la città a una signora in viaggio ludoculturale senza escludere tappe ultrasensoriali?
grazie. chiara
Ciao Chiara,
anche con te vorrei chiarire che la poesia che descrive Francesco la troverai tutta. La differenza è quando frequenti piu da vicino e ti rendi conto delle cose.
Tornerai con un bellissimo ricordo.
Per quanto ti riguarda le precauzioni sono le solte di quelle delle grandi citta, occhio alla borsa, attenzione ai tassisti che cercheranno di fare i giochetti delle tre carte con le banconote che gli darai ecc.
Da fare assolutamente, visita alla classicissima Moschea Blu, e di fronte a S Sofia, la cisterna dato che sarai li vicino. Un altro giorno lo dedicherai a Chora, dove troverai dei mosaici incredibili. Se il tempo è bello, studiati gli orari ed i tragitti dei vaporetti e cerca di risalire il Bosforo con pochi soldi fin quasi al Mar nero, ti fermerai in qualche villaggio dove mangerai del buon pesce. La zona di Taksim e Beyoglu e’ da visitare a piedi con escursion i nelle stradine laterali, cerca la zona del mercato del pesce. Evita i ristoranti italiani carissimi. Gran azar ovviamente. E con questo credo che la tua settimana sarà piena. buon viaggio e divertiti !!!
Ciao Chiara,
sono stato spesso a Istanbul e dintorni e concordo in pieno con le indicazioni di Bruno. Provo ad aggiunere qualche dettaglio.
Obbligatoria la visita del Dolmabahce e di Topkapi (entrambe, in periodi diversi) residenze dei sultani.
Alcuni quartieri, meno frequentati dai normali tragitti turistici, sono Ortaköy, Arnavutköy e il più lussuoso Bebek (riva europea del Bosforo).
Ad Ortaköy ti sembrare di essere in una città della riviera ligure, si mangia benissimo sui ristorantini affaciati al Bosforo spendendo cifre assolutamente ragionevoli. Arnavutköy è splendido, con i suoi canali e l’architettura delle ville in legno… fantastico la sera per una passeggiata romantica. Bebek invece è il quartiere del lusso, dei turchi o degli stranieri pieni di soldi.
Un percorso turistico molto strano è quello dei centri commerciali, alcuni sono tra i più grandi d’Europa e sono dei capolavori di architettura moderna. Ti consiglio il Kanyon nella zona di Levent.
Concordo con Bruno sulle luci e ombre di Istanbul: io sono ci sono stato complessivamente per oltre un mese e la mia famiglia vi ha vissuto per quasi tre anni. Mi sono innamorato della città e temo che una settimana non renda giustizia alla varietà di sfunmature che Istanbul offre.
Buon viaggio!