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Inghilterra, al Chester Zoo - foto : Chester zoo, giaguaro © Luca Ferrari
Chester zoo, giaguaro © Luca Ferrari

Inghilterra, al Chester Zoo

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Scorci equatoriali. Istantanee asiatiche. Riflessi di piume, macchie e manti. Un verso si trasforma in linguaggio. Le infinite corse infantili guidano il timone in direzione di un’immensa tela globale. Incroci d’iridi tra specie e razze. Un ruggito diventa canto. Un’essenza tratteggia visioni tropicali. Non riesco più a trovare l’uscita nello zoo di Chester. O forse, non voglio.

Un controllo minuzioso delle nubi sopra la città. Nordovest inglese, nella contea del Cheshire, a pochi passi dal Galles. Il sole mi viene incontro. Luce verde. È giunto il momento di salire sull’autobus n. 1 (direzione Liverpool), e scendere proprio davanti allo zoo di Chester. Il giardino zoologico più grande d’Inghilterra.

I numeri parlano chiaro. Oltre ottanta acri di giardino con ospiti davvero speciali. Su tutti, molti animali in via d’estinzione. Settemila esemplari, con oltre quattromila specie differenti. Più di un milione di visitatori ogni anno. Non solo. Chester è orgogliosa di essere parte di un programma di preservazione degli animali di tutto il mondo.

Varcata la soglia che mi divide dal resto del mondo, l’ingresso in questa Isola che non c’è mi fa subito sobbalzare. Tutte le figure dei libri degli animali mirate e rimirate da bambino tornano Ratatouillenamente a galla negli abissi della mia mente. Come docili candele dallo sguardo sincero. Dimentico subito la mappa per orientarmi datami gentilmente all’ingresso. Mi fondo con i miei sensi. I miei occhi. L’udito. Mi viene incontro il barrito di un gruppo di elefanti.

Preso un sentiero in salita, eccomi lì davanti a loro. A debita distanza. Un eloquente cartello indica la pericolosità di una futile bravata. Non sono rinchiusi in una stretta gabbia. Hanno un grande spazio a disposizione, inclusa una struttura a mo’ di cascata. In mezzo a questi colossi muniti di proboscide, c’è anche il piccolo Nayan, nato lo scorso 18 luglio proprio qui al Chester Zoo, così come la sorella Sundara (2004) e la madre Sithami (1997).

Da un gigante della Savana a un autentico felino di prima categoria. Il giaguaro. Il suo mantello maculato appare ancor più splendente quando lo vedo “zampettare” attorno al ruscello. Salutato il predatore, trovo la strada per andare a trovare i quasi-umani scimpanzé. Per mia fortuna molto più docili dei protagonisti del Burtoniano “Il pianeta delle scimmie” (2006).

L’ingresso nel mondo delle farfalle è un salto di centigradi. La temperatura è decisamente più alta nell’edificio Butterfly Journey che di fuori, a tal punto che l’obbiettivo della macchina fotografica è continuamente appannato. Piccoli arcobaleni multicolore svolazzano soavi in un tepore molto poco British.

Uscito dopo qualche “sudato” minuto, una delle tante precise indicazioni mi suggerisce di procedere verso due autentici signori del mondo animale. Leone e tigre. Ma se la seconda se ne sta nascosta tra i molti alberi e cespugli a sua disposizione, un esemplare di re della foresta e signora invece, giacciono placidi a prendere il sole.

Col passare delle ore gli ampi sentieri che conducono ai vari animali si popolano sempre più di neo-genitori con “gli ultimi arrivati” in famiglia. Una simpatica bambina corre su e giù davanti ai vetri della vasca per giocare con i pinguini. Altri tre di questi esemplari invece, scrutano l’orizzonte. Magari pensando a come scappare come i simpatici protagonisti del film di animazione Madagascar (2005, DreamWorks).

Sarà che la luce del meriggio tendente al tramonto farebbe crepare d’invidia qualsiasi fiamma infernale in quanto a poetica cromatica, sta di fatto che quando le luci si plasmano sullo spettacolo roseo-biancastro dei fenicotteri, si può solo restare immobili. A guardarli. Presso la Flamingo Lagoon. Neanche si fosse sulle sponde di qualche corso d’acqua africano.

Il Chester zoo non è solo animali o mammiferi, ma anche volatili come pellicani o condor. È un cosmo verde dove poter camminare ore e ore. Imparando, e meravigliandosi. Per chi ha voglia di riposarsi e godere di una panoramica dall’alto, un trenino elettrico attraversa gran parte della struttura.

Nei miei incontri ci sono anche i piccoli suricati, che come in un rito collettivo, me li ritrovo per nulla intimoriti dalla mia vicina presenza, e col musetto proteso verso una direzione precisa (meno uno). Fatta la conoscenza infine di facoceri, rinoceronti, antilopi e capre, è quasi ora di chiusura.

Faccio giusto in tempo a salire (con il pensiero) sul lunghissimo collo di una giraffa, emulando così le gesta di un mio antico eroe esploratore, dare una carezza (sempre immaginata) a una coppia di cammelli, per poi congedarmi dallo zoo con la dolcezza di una coppia di asini selvatici asiatici, gli onagri. La successiva e definitiva immagine è del sottoscritto al galoppo (senza sella) su uno di questi esemplari equini, seminando scompiglio e sorrisi per tutto il Regno Unito.

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LIBRI

Londra Babilonia

"Londra Babilonia" di Enrico Franceschini - Laterza, 2011

Il ragazzo che parlava col vento

"Il ragazzo che parlava col vento" di Pascal Khoo Thwe - Edizioni Piemme, 2008



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