É inverno a New Delhi. Nebbia, freddo umido e mezzogiorni di sole “primaverili”. Il meteo sembra impazzito come tutto ciò che ruota intorno a un occidentale piombato in una futura metropoli non ancora pronta alle abitudini talvolta schizofreniche della così definita civilizzazione, che interpreta il progresso come un’accelerazione irresponsabile di un’urbanizzazione senza limiti ambientali e sociali.
La nuova metropolitana e il piano stradale tolgono una delle più suggestive emozioni che l’India provoca immediatamente ai sensi: la variegata e variopinta fertilità di Madre Natura. Gli alberi sono grigi, lo Yamna è inquinato e la spazzatura, primo alimento delle Sacre mucche, è dappertutto. La circolarità delle vite di una moltitudine umana, animale e vegetale in continuo movimento, anelli concatenanti dello stesso ritmo e di stretta necessità vitale l’uno per l’altro, insegue e cerca di adeguarsi a questo processo, che sta paventando un tenore di vita più contemporaneo ed economicamente competitivo.
Lavoratori accampati di fianco o dentro ai loro posti di lavoro, cantieri in costruzione attivi 24 ore, venditori ambulanti puliscono il metro quadro del loro posto di lavoro direttamente a ridosso sulla strada, e in strada qualsiasi cosa si possa spostare e trasportare. Uomini e donne caricano sulla testa dai mattoni alle valigie, risko e ape-cross si sorpassano senza regole di precedenza a camion trasportatori Tata, taxisti privati, carretti e buoi mucche e motociclisti “pulmini”, autobus decadenti che vanno presi al volo, nel vero senso della parola, tutti senza marmitta catalitica. Il clacson è obbligatorio e unico mezzo di regolazione del traffico. La mucca l´unico animale in grado di attraversare la strada senza essere investita.
Ma gli indiani sono davvero indescrivibili con pochi aggettivi. Tranquilli, giovani, spesso in gruppo, viaggiatori e sempre pronti ad un sorriso e a venderti qualsiasi oggetto o servizio. Felici di avere nella rubrica del proprio cellulare il numero di un europeo, segno di emancipazione o forse del desiderio di riuscire almeno una volta a visitarlo. Le amputazioni, i palmi aperti bisognosi delle mani di tanti bambini, spesso nudi, che ti inseguono per una rupia per una ciotola di riso, sono scene ormai quotidiane al nostro sguardo, umanamente sempre difficile rimanerne indifferenti.
La dieta principale è vegetariana, e un chapati non si nega a nessuno. Spezie e piccante sono una delle risorse principali e parte integrante dei valori nutritivi non solo delle ricette ma anche dei costumi e delle credenze di ogni particolare regione di provenienza. Il mio consiglio è:” Lassí, paneer e dalh con basmati”, “no acqua, ma chai”. Spostandomi nelle tribù intorno Ranci capisco anche l´importanza di preservare semi e know-how sui modi di lavorare la terra organicamente. Il cibo come ricchezza culturale, come sussistenza primaria e persistenza in un continuum con l’ambiente che molti agricoltori sono spinti a rompere per l´ignoranza riguardo semi ogm e pesticidi annessi e connessi, venduti liberamente in un mercato in cui l’unico scopo e bersaglio è lo sfruttamento della terra e della forza dei suoi coltivatori.
I terreni ora sono perlopiù monoculture intensive di multinazionali principalmente americane. 11 sono le dighe in atto di costruzione che hanno inquinato le acque della sacra Ganga deprivandone la portata per un´energia elettrica che non coprirebbe il fabbisogno di tutti gli indiani, che come combustibile organico hanno sempre riciclato gli escrementi della vacca e soprattutto non chiedono di risolvere questo problema come cittadini. Sono altri invece i problemi più seri, uno tra i quali la scolarizzazione. Adesso è apparentemente garantita per 5 anni e lo stampo è americano e privatizzato, ne consegue un alto tasso di povertà e analfabetismo. Questa società accetta l´impronta digitale come firma e l´inglese come status sociale e culturale.
La solidarietà e le organizzazioni no-prof per fortuna sono moltissime, ma le problematiche anche. Spesso si perde il senso di dove sia la parte giusta o sbagliata, la verità e la menzogna, ma speriamo che gli insegnamenti gandhiani un giorno vengano profondamente concepiti e messi in atto non solo tra gli indiani ma da parte di tutti gli esseri umani del pianeta, perché non c´è altro tema urgente per tutti che il rispetto per l´ambiente nel rispetto di tutte le diversità , anche “umane”, attraverso una cooperazione non violenta.
Forse sarebbe meglio abolire il sistema delle caste, non è sopportabile avere dei domestici in opulente case che dormono per terra per anni e non parlano nient´altro che l´hindi del posto di provenienza. Non importa se hanno 12 o 40 anni. Sono domestici. Karma o dharma? La spiritualità è vissuta con naturalezza quotidiana in ogni angolo della città, lo sforzo fisico si nasconde dietro i visi apparentemente sereni di queste persone che attraverso riti, cerimoniali nei templi o nella privacy delle loro case rispecchiano il profondo sentire che essere al mondo è complicato ma bisogna trovare il proprio perché. Almeno in nome della prossima vita! Shanti!






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