La sfilata delle chundanvalloms, le barche serpente che avanzano lentamente al ritmo di tamburi e cembali è un’esplosione di colori. Le imbarcazioni sono strette e lunghe, l’equipaggio è di quattro timonieri, venticinque cantanti e cento rematori che pagaiano appaiati al ritmo del vanchipattu, una canzone inneggiante a Mahabali.
Un barcone ospita la banda con i suonatori, su un altro ci sono i danzatori con i volti pitturati di rosso e blu elettrico che mimano i movimenti del Kaikottikkali. Sono a torso nudo e indossano solo un dhoti e un turbante bianco.
Prima della gara gli equipaggi si sono rifocillati all’ombra delle palme. Nutrire i rematori è una questione seria perché attorno ad ogni imbarcazione, gravitano più di centocinquanta bocche da sfamare. I cuochi si muovono velocemente tra i rematori seduti a gambe conserte. Muniti di mestoli e secchi versano riso, verdure e carne di montone sulle foglie di banano, utilizzate come piatti.
Le rive del canale sono affollate come spalti di uno stadio, per Payppad oggi è un giorno di festa e tutti sono protagonisti. Piccole canoe ospitano uomini sovraeccitati che cantano e urlano, alcuni perdono l’equilibrio e tra l’ilarità generale cadono in acqua. I più facoltosi occupano imbarcazioni dove si balla al ritmo delle disco music indiana. Costoro si mettono in mostra, transitano e si sbracciano davanti alla tribuna occupata dalle autorità, dai vip e dai giornalisti. A turno i politici tengono noiosi discorsi in un inglese accademico che nessuno ascolta perché tutti aspettano l’inizio delle gare.
Le barche iscritte alla competizione sono una ventina e si affrontano a coppie su un percorso di due chilometri. Il pubblico partecipa entusiasticamente alla gara infiammandosi al passaggio di ogni imbarcazione, mentre i più giovani si buttano in acqua per incitare più da vicino i vogatori.
L’avanzare delle barche provoca un gran trambusto sia per le pagaiate, sia per gli uomini
dell’equipaggio che a bordo delle imbarcazioni scandiscono il ritmo con urla e fischietti.
Alcuni battono enormi bastoni sul fondo della barca, producendo un suono che assomiglia a quello dei tamburi. In prossimità dell’arrivo i rematori, pagaiando nella tensione del massimo sforzo, alzano nuvole d’acqua che fanno venire in mente gli sbuffi dei treni a vapore.
Nell’aria c’è un misto di sudore, di suoni e nudità ambrate che ricorda le navi negriere. Nonostante l’acceso agonismo i testa a testa non sono molti perché il divario tra gli equipaggi è notevole.
All’arrivo i rematori ebbri di fatica ed eccitati per l’alcool ingurgitato cantano a squarciagola. Gli altoparlanti diffondono questo baccano e così si formano cacofonie impressionanti. L’arak scorre a fiumi e ben presto l’allegria di canti e balli ha contagiato tutti e si è trasferita per le strade del villaggio.





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