In India tutto sembra essere abbandonato a se stesso. A volte viene da pensare che anche la speranza sia scappata da questi posti e non sia lecito sognare una vita migliore o lottare per dotare di qualità i giorni trascorsi a sopravvivere.
Agli indiani interessa morire come sono nati e vivere nel modo in qui aveva vissuto loro padre mentre la scalata sociale avviene nel mondo spirituale, nel quale ognuno può avventurarsi al termine della vita trascorsa tra le fiamme dell’inferno terreno.
Spesso l’India è desolante. Tutto scorre lento, gli intoppi dell’iter burocratico ed il lassismo dei burocrati lasciano senza fiato chiunque abbia sposato la causa occidentale. Quando si chiede qualcosa non si ha mai la certezza di come poi andrà a finire e per prendere un taxi i prezzi oscillano del più o meno 50% a seconda degli umori e del tempo trascorso a contrattare prima che si possa iniziare la corsa.
L’India che aveva affascinato intere generazioni piano piano sta scomparendo sotto l’ombra delle stesse persone che stanno commercializzando questa antica spiritualità. Gli Ashram sono sempre più popolati esclusivamente da occidentali ed i corsi di yoga sono organizzati da vecchi americani “illuminati”. L’India era la terza via. L’idea che un mondo diverso era possibile, un inno alla libertà dove avveniva una sintesi perfetta tra il mondo reale ed il mondo metafisico.
L’immagine più bella dell’India è un anziano che, trascorsa la sua vita più o meno comune, abbandona ogni cosa per andare alla ricerca della saggezza attraverso il pellegrinaggio nei luoghi sacri del paese e vivendo del rispetto del suo popolo. Lavorare duramente una vita e quando poi arriva il momento del meritato riposo d’improvviso lasciano ogni bene, salutano la famiglia e cominciano da soli una nuova vita interiore. Fantastico.
Un pensiero bellissimo che da solo stimola la curiosità necessaria per andare a visitare l’India e, ancora oggi, è possibile che incontrando un gruppo di questi Sadhu tra loro vi sia un ingegnere, un brahamino ed un semplice venditore che condividono un pasto mentre da sempre sono stati separati dalla società.
Purtroppo questa magia non basta da sola per mandare avanti un paese dove le infrastrutture sono per lo più fatiscenti e lo sviluppo urbanistico è ancora inadeguato per un paese che conta oltre un miliardo di persone. Basti pensare che in India, nonostante sia stata governata dagli inglesi fino a poco più di cinquanta anni fa, la metropolitana a Nuova Delhi è stata inaugurata nel 2002 per una tratta di soli pochi chilometri.
A Londra questo avveniva nel 1863. Per il momento l’impatto sul traffico è stato pressoché nullo e descrivere la giungla urbana di Delhi è quasi impossibile dato che è un misto di odori, rumori e movimento, ognuno al suo massimo livello.
Sembra che l’educazione stia arrivando molto più lentamente del necessario ed una nuova potenza economica rischia seriamente di implodere, anche se in tempi non necessariamente rapidi. L’economia vola e cresce più di tutti gli altri ma ciò nonostante non riescono ad arrivare sostanziosi benefici adatti a supportare il collettivo India.
Al momento se ci sono regole nessuno le rispetta e quando si è costretti a rispettarle spesso si deve pagare qualcosa in più perché tutto vada bene ed andare a fondo la mente di un indiano non è cosa facile poiché il suo ondeggiare con la testa disorienta ogni tentativo di comprensione e il più delle volte ti lascia con un interrogativo ancora più ampio del precedente.
Spesso viene da pensare che l’India non abbia ancora trovato il giusto modo di adattare la propria cultura alle esigenze della vita moderna, il che evidentemente non vuol dire conformarsi alla società globalizzata ma effettuare un profondo cambiamento, necessario per questo paese rappresenta da solo circa un quinto dell’intera popolazione mondiale.





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