“Marhaba, smell the jasmine and taste the olives. We welcomes you to Palestine” è il messaggio che appare sul proprio display del telefono, non appena si varca la soglia di Gerusalemme, capitale dello stato d’Israele.
Qui il passato è tangibile nel presente. La città vecchia è spartita tra i tre principali gruppi religiosi anche se ebrei e musulmani sono quelli che ne occupano la maggior superficie. I cristiani sono ancora presenti, ma in numero decisamente inferiore. I controlli in città sono numerosi e capillari. Non c’è davvero nulla da temere.
Il venerdì è senz’altro il giorno più emozionante a Gerusalemme. Al mattino ci si può recare al Mahade Yehuda per assistere, tra mille bancarelle stracolme di cibo, alla corsa agli acquisti dell’ultimo minuto di dolci e frutta per lo shabbat. Sono senz’altro un ottimo pensiero se siete invitati a casa di qualcuno per la cena del venerdì sera.
Ci si può poi fermare a mangiare ottimi piatti libanesi in un piccolo ristorantino al Jaffa Gate per ammirare, mentre gustate le deliziose prelibatezze preparate da Mosè o sorseggiate un rinfrescante succo di limone con foglie di menta fresca, i gruppi di pellegrini che varcano la soglia del luogo per loro più sacro al mondo.
La luce del sole riflette sulle pietre bianche delle mura della città vecchia. C’è delicatezza e rigore nei movimenti, nelle parole, nei gesti e nell’atmosfera che pervade la città.
Nel pomeriggio i frati cappuccini ripercorrono la via Dolorosa, pronunciando le preghiere ad ogni stazione in italiano, spagnolo, latino e inglese. E mentre la via crucis è in corso, le voci dei muezzin escono dalla cima dei minareti per richiamare i fedeli alla preghiera del pomeriggio. Un mix di preghiere e cantilene che rapiscono i sensi ed affascinano anche i più atei di questo pianeta.
Arrivati al Santo Sepolcro, vale la pena fermarsi sui gradini all’ombra ed osservare il via vai di fedeli provenienti dai più diversi paesi di questo mondo, con il profumo di incenso che si perde nell’aria.
Anche il Santo Sepolcro è diviso tra le varie fedi cristiane ed ognuno gestisce il suo pezzetto di chiesa. A volte è capitato che preti ortodossi, monaci etiopi e religiosi armeni arrivassero addirittura ad alzare le mani per far prevalere i propri diritti in nome di qualcuno che tra quelle pietre in realtà predicava pace e amore.
Arriva poi l’ora di dirigersi al Muro del Pianto in attesa che inizi lo Shabbat. Per arrivarci, dal Santo Sepolcro, si attraversa il quartiere musulmano, dove il suq è un autentico e coloratissimo labirinto colmo di prelibatezze, in mano ad abili venditori e dove i giovani tengono le radio ad alto volume mescolando nell’aria gli ultimi successi del cantante arabo di turno con pezzi di fama internazionale.
Il piazzale del Muro si riempie man mano che si avvicina l’ora del tramonto e quando lo shabbat è ufficialmente iniziato, gli uomini cantano vivaci brani religiosi e ballano, dando l’idea di essere in una grande festa. La si osserva estasiati per la gioia che trasmettono, mentre tra gli sguardi che si incrociano sotto a quel muro così prezioso per gli ebrei, riecheggiano migliaia di “Shabbat Shalom”, un augurio di pace per il giorno del riposo.





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E’ una città magica ed hai ragione quando dici che trasmette emozioni fortissime anche a chi è ateo.
Grazie per questi pezzi su due città meravigliose