A volte bastano pochi chilometri di treno per veder trasformare un paesaggio: succede così che lo skyline di Milano, nel giro di un quarto d’ora, ceda il passo ad uno scenario nuovo, fatto di verde, casette graziose e, soprattutto, uno specchio d’acqua solcato da vele bianche gonfiate dal vento. Il Lago Maggiore.
Se lo spazio ha subito una mutazione, lo stesso vale per il tempo. La piccola stazione di Stresa, dove approdo di buon’ora, mi accoglie come se scendessi da un convoglio a vapore degli inizi Novecento. La struttura è in ferro battuto e per un momento ho l’impressione che, risalendo le scale del sottopassaggio, incrocerò eleganti dame in abito lungo e baffuti uomini in tight.
Il lungolago che mi porta all’attracco dei battelli, verdeggiante e ben ordinato, è costellato da ristoranti esclusivi, boutique rinomate e lussuosi hotel ottocenteschi, con davanzali ricoperti di coloratissimi cascanti: già questo basterebbe per sentirsi appagati. Ma la mia avventura deve ancora cominciare. Un motoscafo in pochi minuti mi fa arrivare all’Isola Madre, prima tappa del mio giro sul Lago e tra le Isole Borromee.
Di proprietà della famiglia del Santo Cardinale Carlo, la dimora è stata riconvertita in uno splendido giardino botanico all’inglese. Il microclima favorisce la vita di piante che normalmente non potremmo vedere: ne è esempio un cipresso del Cashmir, oggi sostenuto da un complesso sistema di tiranti dopo la caduta per una tromba d’aria nel 2006.
Sull’isola non mancano rododendri, azalee, stagni di ninfee, oltre che animali nobili da cortile come pavoni e galli cinesi dalla livrea multicolore, che ben volentieri si prestano ai click dei visitatori.
Per riprendere fiato e gustare qualche prelibatezza, arrivo all’Isola Superiore, detta anche dei Pescatori. Un borgo minuscolo e raccolto, con tortuose stradine lastricate di sassi, dove ristoranti caratteristici si accompagnano a negozi che espongono prodotti tipici dell’artigianato locale.
E infine, sbarco su un “vascello” immobile, fatto di pietra e legno. Palazzo a prua, giardino a poppa: quest’idea forse rende l’Isola Bella ancora più originale. La residenza è una piccola Versailles sul lago: stanze stuccate con soffitti immensi e dai toni pastello, sale degli specchi, grotte sotterranee con preziosi reperti archeologici. Poi, è tutta un’esplosione di colori.
Il più bel giardino d’Italia si è guadagnato questo titolo per la cura che i Borromeo hanno profuso nei secoli: ad ogni angolo sbucano corti di pietra circondate da rampicanti. Ma ciò che colpisce lo spettatore è la piramide terrazzata, sormontata da Amore a cavallo del Liocorno (simbolo della casata) che domina l’intero giardino. Il lato rivolto al palazzo mostra un “teatro greco” con allegorie divine e scene mitologiche. Il lato verso il lago, invece, distese di verde in tutte le sue sfumature.
Il sole lambisce le cime sul lago. A malincuore torno sulla terraferma. Ma lascio che il rumore delle onde dietro al motoscafo mi culli ancora un po’.





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