La storia che non si dimentica. Soprattutto quella oscura. Pochi giorni fa, a Roma, si è celebrato il ricordo di una pagina nera della vita capitolina. Il 16 ottobre del 1943 infatti, i soldati tedeschi catturarono 1022 ebrei. Una volta portati via, furono trasferiti in Polonia. Nel campo di sterminio di Auschwitz.
La cronaca racconto che l’assalto delle truppe naziste al vecchio ghetto iniziò alle prime ore del mattino. Oltre cento di loro, armati di mira circondarono il quartiere. Trasferiti alla stazione Tiburtina, il gruppo di ebrei (che comprendeva anche duecento bambini) divennero parte del progetto hitleriano di “soluzione finale”.
Oggi il ghetto ebraico è una delle zone più belle di Roma. Ci sono negozi. Trattorie. Pare quasi impossibile pensare che in quella stessa via del Portico d’Ottavia, si possano essere sentite le urla in tedesco che non esitavano a eseguire ordini mortali, pur dinnanzi alle lacrime della gente.
E di quel migliaio di innocenti che partì verso Auschwitz, solo diciassette persone riusciranno a tornare indietro. Sedici uomini e una sola donna. Il resto, cenere. Dispersa nella follia di un’ideologia che in nome di una supremazia, non esitò a cercate di un’intera etnia.
Ai giorni nostri, la zona che viene comunemente indicata come ghetto, comprende Via della Tribuna di Campitelli, Via de’ Funari, Via Arenula, Via dei Falegnami, Lungotevere de’ Cenci e Via del Portico d’Ottavia. In quest’ultima c’è anche lo spettacolo del Teatro di Marcello (13 a. C.).
L’edificio venne inaugurato con giochi, in onore appunto di Marco Claudio Marcello (42 a.C. – 23 a.C. ), colui il quale avrebbe dovuto succedere l’imperatore Ottaviano Augusto alla guida dell’Impero Romano. Di quest’ultimo, era il nipote prediletto. Figlio della sorella, Ottavia Minore.
Ma nella storia più recente, sempre di ottobre (9) ma nel 1982, un altro fatto di sangue sconvolse la vita degli ebrei romani. Nel conflitto infinito fra i giudei e palestinesi, i primi vennero assaliti da un commando che causò la morte di un bambino e il ferimento di decine di persone.
Momento storico e decisamente più pacifico avvenne invece il 13 aprile del 1986, quando l’allora pontefice Giovanni Paolo II, fu il primo papa nella storia ad entrare in un tempio ebraico. Tra le parole che proferì in quello storico giorno, disse:
“Sento poi il dovere di ringraziare il Rabbino capo, prof. Elio Toaff, che ha accolto con gioia, fin dal primo momento, il progetto di questa visita” disse in quell’occasione il Santo Padre “e che ora mi riceve con grande apertura di cuore e con vivo senso di ospitalità; e con lui ringrazio tutti coloro che, nella comunità ebraica romana, hanno reso possibile questo incontro e si sono in tanti modi impegnati affinché esso fosse nel contempo una realtà e un simbolo.
Grazie quindi a tutti voi. “Todà rabbà” (grazie tante).





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