Lentissimi, infiniti, distanti. Gli ultimi chilometri prima di arrivare a Santiago ti sembrano così. Qualcosa di particolare da vivere. Si iniziano a vedere tracce dell’abitato lontano, che si avvicinano sempre più. Ti sembra di camminare in un’altra dimensione, i suoni sono ovattati come in una giornata di neve. Solo che qui c’è un sole pallido. E tu stai arrivando: per davvero.
Entri in città, finalmente. Ti guardi le scarpe sporche di polvere rossa, i muscoli delle gambe tesi negli ultimi scatti in avanti. Percorri tra la gente che va al lavoro gli ultimi metri in asfalto. Per loro è una normale giornata grigia. Per te è un grigio speciale quello che ti circonda, di una giornata che rimarrà con te. Una giornata da raccontare.
La cattedrale di Santiago è in fondo, in fondo. Sembra non arrivare mai. Percorri vie strette e labirintiche. Tutto parla dei pellegrini e ai pellegrini. Poi d’improvviso si arriva, e sembra non sia successo nulla in questi cinque giorni di cammino. La piazza è immensa, le costruzioni intorno assomigliano a braccia in muratura che si chiudono su di te, in un abbraccio d’accoglienza.
Sei arrivato solo. Hai voluto così. Ma appena metti piedi qua telefoni subito al tuo compagno di viaggio. Dopo cinque minuti, dopo centoventi chilometri siete lì, insieme. Ed entrate in chiesa insieme, come era giusto che fosse.
La cattedrale è immensa. Così come la folle di pellegrini, turisti, curiosi che sono affollati in ogni angolo. Ti metti in coda per poter entrare nella tomba di San Giacomo. Si fa abbastanza in fretta. Ti inginocchi e l’unica cosa che ti sgorga dall’anima è “grazie di aver camminato con me”.
Esci di chiesa, fai un’altra coda in un edificio vicino per farti apporre il timbro ufficiale del completamento del cammino. Da ora, da questo preciso istante, non sei più un pellegrino. Sei una persona che deve riflettere molto sull’esperienza appena compiuta. Ma ci sarà tempo per questo. Ora una bella mangiata è quello che ci vuole.
Il pesce di Galizia è un dono divino, una qualità eccezionale, un gusto davvero buono. Ne mangi tanto quel giorno, va giù che è un piacere. Poi senti che te ne devi andare, che la missione qui è finita. Hai voglia di stare con i tuoi amici, in un letto caldo e confortevole. Ti dirigi alla stazione degli autobus.
Lentissime, infinite, distanti. Le otto ore di pullman che separano Santiago da Madrid ti sembrano così. Quando arrivi a casa saluti velocemente tutti, mangi qualcosa e cadi in un sonno profondo. Santiago è sempre là. Ti ha atteso, accolto, respinto. Il Cammino ora ti sembra già un’esperienza del passato. Un ricordo duro, dolce e lontano.





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