Tutto quello che sto per scrivere è il condensato di emozioni forti, di sofferenza fisica, di gioia, di sensazioni che il Cammino di Santiago mi ha donato. È un’esperienza così intima e personale che scriverne ora, a pochi giorni di distanza, non è semplice. Porto ancora i segni del dolore sul corpo, e emozioni concentrate nell’anima che con il tempo certamente prenderanno forma e significato.
Scrivo per incoraggiare chi avesse già pensato di farlo a incominciarlo davvero. Scrivo anche per dire che il Cammino di Santiago può essere il cammino di tutti i giorni, da casa al lavoro, da casa a scuola, quando andate a trovare un amico o la fidanzata. Il Cammino di Santiago, a ben pensarci, è un’ottima metafora della vita.
Così ci sei, stai per cominciarlo davvero. Ti sei svegliato all’alba e hai mosso i primi passi che ora sono agili e veloci. Sei nella cittadina di Sarria, sul Cammino francese. Guardi la pietra sulla tua destra con la scritta in rosso che indica la distanza da Santiago de Compostela: 115 km. Quanti passi dovrai fare per arrivarci? Quante volte le tue articolazioni dovranno ripetere lo stesso movimento per vedere la cattedrale di Santiago? Sono domande che risuonano nella tua mente in sottofondo mentre avanzi su questa prima parte di tracciato pianeggiante.
Ti accorgerai presto che il Cammino è una situazione fluida in cui si stringe amicizia facilmente e subito dopo si ha bisogno di stare soli. È come una treccia di storie che si sviluppa lungo quel percorso infinito e lento. Il tuo Cammino è una parte del tutto, è una delle migliaia di storie in movimento che ti viaggiano a fianco, che ti stanno dietro, che ti precedono. E di storie se ne sfiorano di nuove continuamente.
Come quella dell’uomo che avanza con me ora, impugna leggero il suo bastone di legno con la punta in ferro, e cammina senza fare la minima fatica. Con lui hai avuto un’intesa magnetica, fin dal primo istante in cui vi siete messi a fianco. Ha l’età di tuo padre, camminate e parlare senza sosta. Vi cibate della creatività che vi state scambiando. Ti racconta della sua vita difficile, di quando perse la moglie giovane. Di come tredici anni prima avesse già tentano di domare il Cammino ma si fosse dovuto arrendere a 90 km dall’arrivo per un problema serio al ginocchio. E ora, a distanza di tutto quel tempo, vuole completarlo, vuole finirlo. Vuole arrivare.
Passi la pietra tutta colorata che indica i 100 km all’arrivo. A metà del tracciato ti fermi in un locale a ricaricare le energie mangiando qualcosa di molto zuccherato. Qui ti mettono il primo timbro sulla Credencial del Peregrino, la carta di identità dei pellegrini che ti aprirà le porte di un ostello economico nel prossimo villaggio.
Dopo 15, 18 km le gambe iniziano a girare da sole. A circa metà percorso i dolori si fanno sentire. Ma poi si arriva ad un punto in cui tutto sparisce. Nulla fa più male. Camminare diventa come un gesto ipnotico che ti allontana per un po’ dagli infortuni, fino a quando ti fermerai.
Dopo sei ore di cammino continuativo giungi in una strada che svolta a destra su un ponte altissimo. La vista è strabiliante. Così come la bellezza del piccolo borgo galiziano Portomarin. Vai a prendere posto nell’ostello, ti mettono un altro timbro. Togli lo zaino che ti ha intorpidito le spalle e ti abbandoni sul letto. Prendi coscienza che il tuo corpo sta già cambiando. Ti sta nascendo una fiacca, i muscoli fanno tutti male e le piante dei piedi non le senti più. C’è un detto che gira tra i pellegrini. Dice: “Senza dolore non c’è gloria”. Ora capisci perché.





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Ho fatto il cammino francese nel 2007 e la via della plata nel 2009 una esperienza indescrivibile piena di emozioni, ma il vero cammino è quello che si fa tutti i gioni ………
Concordo con te Maria Grazia, l’ho scritto anche nell’articolo. Grazie del commento e “Buen Camino!”
Dev’essere una esperienza che ti segna, da cui torni un pò cambiato e anche se la vita ci insegna a fare ben più di 115 km di strada è vero quando dici che il dolore è una tappa essenziale per conoscersi, ritrovarsi, rinascere più forti di prima…
E’ così Stefano, è un prezzo che ogni tanto dobbiamo pagare, ma la ricompensa della rinascita, della vera felicità vale certamente l’attraversare quei momenti complicati.
Grazie,
Fabio
ho fatto il cammino nel 2006. e sono già passati 3 anni…..mi manca. partii da st jean per fare tutti gli 800 km….ho tenuto un diario, scrivendoci sopra tutte le sere prima di coricarmi. pensieri, emozioni, riflessioni. la mente vaga mentre il corpo segue un passo dietro l’altro.
il dolore fisico ben presto si attenua, e resta solo un animo che si appresta a ricaricarsi, a ricevere un dono inaspettato.
il Cammino di Santiago è il cammino delle persone comuni, che divengono straordinarie nel compierlo.
Credo che sul cammino i pellegrini non trovino quello che vanno cercando, ma ciò di cui hanno bisogno, anche se consciamente non lo sanno.
l’esperienza del cammino muta radicalmente le persone, le cambia dentro così tanto in profondità, che solo chi l’ha già percorso può comprendere la calma e la serenità d’animo che si può provare a mettere un piede dietro l’altro per 100 km, o 400 o 800….
le distanze, come il tempo, presto perdono d’importanza sul cammino.
un abbraccio a tutti coloro che in questo momento sono in viaggio verso Santiago.
Ultreia!
davide
Bella testimonianza Davide, grazie!
Fabio
è un mio desiderio, purtroppo ho già una certa età . . . bravo Davide! Bruno.
Bruno, pensavo di leggere rapidamente i commenti questo articolo poi nn ho resistito, dovevo commentare il tuo post!
Fabio ha saputo riportare con lal leggerezza di piccoli dettagli il significato dell’esperienza del Cammino.
La verità che si rivela semplice, i tempi di ogn’uno che si intrecciamo con magica sin cronia a quelli degli altri e poi la forza, inaspettata, leggera, che ti pervade, che rende i dolori, quando ci sono, semplicemente una accresciuta percezione di te stesso.
Non si dice a caso che Il il Camino de Santiago è il cammino delle persone comuni, il cammino di tutti.
Ho incontrato coppie che camminavano il loro bambino di pochi mesi senza alcun bisogno di aiuto, ne a nessuno è mai venuto in mente che gliene servisse.
Ho visto persone anziane camminare veloci più di quanto potevo io perchè ero preso dai miei pensieri e li ho ritrovati all’hostal la sera e chicchierando ci siamo preparati a dormire per terra nel refettorio perchè non c’erano più letti, così semplicemente…senza alcun dubbio.
Ti prego Bruno, se è ancora un tuo desiderio, comincia…lasciati entrare dentro questa esperienza. Stai certo che saprai quando fermarti, quando riposare e, se vorrai, quando tornare a casa…e, la cosa più importante, saprai con certezza di aver sempre fatto la cosa giusta.
Un abbraccio a tutti i camminatori! Ultreya!
Grazie Simone, con il tuo commento stai rafforzando ciò che volevo dire. “Il cammino è di tutti, per tutti”. Come quell’anziano che ho incontrato io quando l’ho fatto, operato da poco di cancro ai polmoni, che mi faceva mangiare la polvere puntualmente ogni giorno. A volte i miracoli sono azioni normali di uomini speciali che ci passano davanti, e ci aiutano a svegliarci dal torpore senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.
Fabio
Mi avete fatta commuovere…partirò anche io, prima o poi.
Sono felice, Sara, di averti passato alcune delle emozioni che ho provato io. Ti auguro davvero di partire per questa magnifica esperienza. Fabio