A cosa può assomigliare uno sbadiglio dell’alba? Mi posso ingannare, ma quello che vedo spiaccicato sui confini dell’orizzonte è un’energia riconquistata in lotta quotidiana col monocromatismo di qualche tromba d’aria, per fortuna, lontana. Se un miglio si sentisse perduto, da questa posizione saprei cosa dirgli per conoscere la strada che non percorrerà certo un’unica volta.
Sentinelle notture dalle nenie luminose che tengono svegli i navigatori solitari. Gente di mare che solca le grandi pianure acquee, e che spesso si trova a dover fare i conti con le bizze di correnti e raffiche di vento. I radar sono freddi. La bussola, è delicata. Il faro, è una voce nella notte che non lascia mai soli.
Se i Paesi Bassi sono l’incontrastata patria dei mulini, anche i fari hanno qualcosa da raccontare. In totale in Olanda sono ventuno, sparsi per tutta la costa, alcuni dei quali aperti al pubblico, come quelli di Ameland, Vlieland, Egmond, Scheveningen, Hoek van Holland, Westkapelle Hoog e Urk.
Un tempo, come del resto nella maggior parte del globo, si navigava solo di giorno, seguendo come punti di riferimento: dune, campanili di chiese e mulini a vento. Più tardi furono edificate costruzioni in legno che potevano marcare la costa.
Col tempo, per ovviare al problema dell’oscurità, si cominciò ad accendere dei fuochi sui campanili e sugli edifici più alti. I primi villaggi che adottarono questi sistemi erano quelli dei pescatori. In seguito furono costruiti delle torri in pietra sulla costa, sulle quali si accendevano i fuochi, poi sostituiti da lampade a olio che dalla fine del XVIII secolo vennero potenziate con riflettori.
Al giorno d’oggi nei fari ci sono lampade elettriche con un complicato sistema di riflettori e lenti che permette di creare un potentissimo raggio di luce. Come la fase di illuminazione, anche i materiali di queste torrette hanno subito inevitabili evoluzioni, passando dal legno, alla pietra, su strutture a pianta quadrata (faro di di Terschelling) prima, a pianta circolare (Texel, Hellevloetsluis) poi. I più recenti sono stati costruiti in ferro battuto (Den Helder, Ameland e Vlieland).
Più che una romantica gita, la mia indole kerouacchina m’intima di recarmi da solo, e passare un paio di notti nel faro della città di Harlingen, l’unica della regione della Frisia che si affacci sul mare. Dal primo momento che getto gli occhi sul mare, mi sento come un conduttore radio che deve intrattenere un intero popolo di nottambuli.
Inquietudine da risveglio mai sopito. Da questo scoglio edificato, tutti i miei rifiuti sembrano possedere la pazienza di qualche dolce impasto. Torno alla frase iniziale, dove non so quanto tempo mi resti. Io sono là e adesso sono ancora sospeso. Intono porgo i miei migliori saluti ai vagabondi temporanei. Dalla mia altezza temporale, continuerò tutta la notte.





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è varo, i fari hanno sempre qualcosa da raccontare… storie che pochi conoscono e che solo il mare custodisce. Sei davvero fortunato ad aver trascorso un pò del tuo tempo in un faro… è un sogno che molti coltivano, ma che solo pochi riescono a realizzare. L’articolo è davvero bello.