Vietnam, Hanoi © Tonj Lardani
Nell’ombra della casa, sulla riva infuocata del Fiume Rosso, il rumore delle pale del ventilatore sul soffitto ricorda quello cupo degli elicotteri. Fuori, sotto un’afa immobile, un sole velato, umido e prepotente, si sveglia Hanoi.
Pensieri fuggono sulle pianure deserte, sentieri serpeggianti che si snodano all’infinito tra montagne nere, fiumi, boscaglie e l’argentea costa per arrivare alla città “Al di qua del fiume”. Odore della campagna, tenerezza della terra, abbracci verdi delle piantine di riso.
Suono di gong, rintocco di campane, tramestio di biciclette, un vocio di folla in un crescendo stridulo. Tra polvere e schegge di sole, il pacato scompiglio d’una città asiatica dallo charme francese che bisbiglia una lingua chioccia.
Scampata alle bombe ma oltraggiata dal tempo. Fatiscenti armonie parigine. Finestre, balconi, stucchi, terrazze sui portici, scalinate ricoperte da esplosioni di bouganville, palazzotti d’epoca e ville d’altri secoli separati da giardini in fiore.
Sospeso aspetto coloniale, edifici in stile europeo squartati dalla vegetazione, boulevard alberati, cafè all’aperto da vecchia Europa degli anni ’30. Quinte sceniche di un teatro dove pulsa una vita spossata dall’afa che non permette fragori eccessivi e fiacca il corpo.
Eppur tutto si muove. Gente, un bagno di folla. Già dall’alba le strade, i bordi dei laghi, i parchi e persino il prato di fronte al mausoleo di Ho Chi Minh pullulano di persone di ogni età. Camminano, meditano, si muovono come in una danza del thai chin.
Gradevole e pungente, la fragranza di spezie nella zona del mercato. Niente può frenare il commercio che si distende sui larghi marciapiedi dove s’ammucchia di tutto. Donne coi cappelli a cono, con passo saltellante portano bilance in vimini piene di frutta.
Sulla via, rotoli di seta e lanterne di carta colorata. Nell’aria aleggia il profumo della cucina vietnamita. Bettole all’aperto con granchi bolliti, gamberetti fritti, fegato in salsa agrodolce, pesche secche e uva passa, “cha ca” spiedini di pesce, “com pho”, zuppa di riso.
Nel primo pomeriggio rasenti gialle mura d’epoca strisciando i passi sull’asfalto vuoto e rovente. Tutto è silenzio, hai il tempo di vedere, capire. Hanoi è assopita. Lo sguardo scruta una finestra, si ferma sui risciò, sui sacchi di riso. E’ l’ora della siesta.
T’accasci al suolo. Tempo tiranno, cerchi riparo in luoghi d’ombra. Laghi, parchi, corsi d’acqua e pagode. Nell’isola della tartaruga, in mezzo al lago “della spada restituita”, Hoan Kiem Ho. All’Opera House e nell’ex Palazzo del Governatore.
Nel tempio Ngoc Son (montagna di Giada) o nel Palazzo confuciano della letteratura, testimone del millenario rispetto dei vietnamiti per la cultura. Sulle rive del Fiume Rosso, il Song Hong, dove s’onorano gli eroi che vinsero i primi invasori, i cinesi.
La vita riprende nel dedalo di viuzze del quartiere vecchio. Il vicolo delle sete, degli argenti, quello dei ventagli, dei fabbri, dei medicinali. L’erboristeria coi serpenti e i funghi d’ogni forma. Calzolai, sarti, venditori di fiori e di pesce.
Senti il cigolio di carretti con tavole di legno fissate ai due lati per il trasporto di animali e merce. Ancora commercio che non finisce neppure al tramonto quando le prime sbavature violacee rivelano una notte afosa quanto il giorno.
Allora si ha il tempo di fare i conti, sdraiarsi sui letti di paglia lungo il marciapiede dove in gruppo, con un occhio si vede la TV sventagliandosi per mitigare il caldo umido della notte, e con l’altro si è pronti a servire un’acquirente.
I contadini dai larghi cappelli a cono coi bilancieri vuoti di frutta e riso cotto svaniscono nel buio delle campagne. Nell’altro Vietnam, quello che ancora ha i segni delle guerre e della fatica. Quello dei bufali nelle risaie. Dei sorrisi sdentati e del fiero orgoglio.
La sera cade improvvisa. L’aria odore di notte, di zuppa, di fiori e d’incenso bruciato per gli avi. Velocemente, il sole s’è nascosto dietro l’orizzonte e il giorno è fuggito. Hanoi è una magia, uno stato d’animo. Un angolo d’Indocina dall’antico charme.
"Il poeta e la principessa. Un viaggio in Vietnam" di Visser Carolijn - Feltrinelli Traveller, 2008
"Il sole sorge sul Vietnam" di Lorenzo Mazzoni e Tommy Graziani - Edizioni Kult Virtual Press, 2005

Perla francese dal fascino coloniale. Saigon, oggi Ho Chi Minh Ville é una dinamica metropoli col chiassoso mercato cinese Cholon, le anguste pagode che si affacciano su vie in cui esplode la voglia di vivere. E sul fiume, la vita nelle houseboats.

Viaggio nella città pugliese, seguendo il profilo delle sue abitazioni intonacate, delle sue cattedrali, delle sue residenze signorili. Respirando i profumi e ammirando i colori di una terra magica.

Viaggio in Oriente alla scoperta di una delle città più affascinati: Saigon, ribattezzata Ho Chi Minh city dopo la presa del potere dei vietcong nel 1975.