Dire New York è dire tutto e dire nulla. Lentamente si scivola dalla City a cavalcioni della caratteristica metropolitana che corre veloce verso la downtown. All’apertura delle porte metalliche vi troverete non lontano da Broadway e incredibilmente al cospetto di quella città che non ci si aspetta di trovare.
Un passato coloniale contraddistingue quella che i newyorkesi chiamano semplicemente The Village. Un terreno fecondo che si mescola con il campus universitario. Briosa linfa che negli anni ha regalato al mondo numerosi movimenti culturali come la Beat Generation.
Gli anni cinquanta qua hanno visto passare poeti, scrittori, musicisti. La penna di Kerouac e il movimento hippy hanno benedetto ogni centimetro di queste strade che furono poi calcate da nomi come Woody Allen, Andy Warhol, Simon and Garfunkel, Al Pacino, Frank Zappa e in pratica tutti i grandi dell’arte americana.
Una cultura che vive ancora tra i campi da basket e le numerose librerie (tra le più antiche) del movimento per i diritti degli omosessuali. Strade che ogni anno vedono centinaia di migliaia di maschere sfilare nella più grossa parata di Halloween della nazione. Strade amate così tanto dal grande e piccolo schermo dall’essere state utilizzate come sfondo anche per le avventure di una sitcom “cult” come quella di Friends.
E l’immaginazione corre sovrana: pensare che da ogni finestra appaia la faccia fumante di Bob Dylan o da una porta di uno studentato esca un giovane Dustin Hoffman in cerca dei primi ingaggi diventa uno sport mentale che riempie di brio le vie di Greenwich Village che, a differenza del tipico metodo di classificazione newyorkese, detengono tutte un nome piuttosto che un numero.
Una fetta della metropoli che da qualche tempo però ha visto la fuga di quell’anima “artistica” dai suoi palazzi che sono diventati perle del poperty market. Giochi di mercato che non sembrano comunque aver scalfito l’amore e l’orgoglio di chi ricorda ancora oggi quel live and let live, bandiera di questi luoghi.
L’arte, nonostante tutto, ancora si respira nei numerosi teatri Off Broadway e nelle soavi note che escono da una delle mecche della musica jazz a livello mondiale, il Blue Note, che negli anni ha praticamente colonizzato il globo aprendo succursali a Tokyo, a Milano e Seoul.
Arte, vita, Storia e musica. Tutto a Greenwich Village.




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Istantanea densa di luci e di ombre scattata al momento giusto e per non perdere nulla del fascino, e della vitalità, di un luogo unico, nel suo genere, e capace di “toccarci” così da vicino.
Chiaro, limpido, cristallino.
Grazie
caterina.
Ciao, ho letto il tuo articolo sul greenwick village e dato che mi è parso interessante l’ho recensito sul sito di trivago.