Nell’Etiopia settentrionale, nel bel mezzo delle montagne, si scorge il minuto villaggio degli ebrei etiopi, i falasha, termine il cui significato amarico è straniero o esilio. Un popolo africano di religione ebraica.
I falasha, chiamati anche Beta Israel, ovvero Casa Israele, vivono qui dall’era pre-cristiana e, fino ad alcuni anni fa, hanno rappresentato una fiorente comunità di artigiani. Oggi, però non restano che pochissime persone a dedicarsi a questa attività, ridotta, ormai ad un mero lavoro di attrattiva turistica.
Secondo alcuni storici sono il frutto della mescolanza tra popoli locali e gli ebrei fuggiti dal proprio paese durante vari periodi, non ultimo la diaspora ebraica. Secondo il punto di vista religioso, invece nascono dall’unione di re Salomone e della regina di Saba.
Le vicinanze del villaggio alla città di Gondar, ricca di castelli medievali africani, consente ai falasha di vendere, ai pochi viaggiatori passanti, qualche oggetto in argilla o in legno. Le capanne di paglia, fango e sterco di animale, le casine si riversano sulla strada principale lungo la quale i ragazzini, alla vista di un farangi, uno straniero, corrono colmi di monili e articoli di ogni genere nella speranza di fare qualche piccolo affare.
Sul lato opposto della strada si trova un’associazione culturale che supporta le donne nel lavoro, cercando di insegnare loro un mestiere. La vita semplice, povera, difficile in questa zona è diventata ancora più arida dopo la partenza di molti ebrei falasha al richiamo di Israele.
In tanti hanno lasciato l’Etiopia per la Terra Promessa, in rispetto al movimento sionista e qui, ora non resta che l’eco di ciò che fu. Molti, invece attendono, ancora in Africa, il definitivo trasferimento in Medio Oriente.
In ogni caso, il villaggio è molto caratteristico, surreale e, a tratti, folkloristico. La gente è accogliente, ospitale e, persino curiosa. Mostra la propria casa o invita lo straniero occidentale a sorseggiare una tazza di caffè con loro.
Alcuni ebrei etiopi vivono nei pressi del Lago Tana, nel nord ovest del Paese e continuano a rispettare le antiche tradizioni basate su un misto di giudaismo, paganesimo indigeno e cristianesimo.
Questa terra, così distante dall’Occidente, non solo fisicamente, è ricca di storia, di cultura, di curiosità, di tradizioni affascinanti e suggestive e non finisce mai di stupire se, poco alla volta, ci si avvicina ad essa per conoscerla. Per apprezzarla.




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Ciao Monica!
sono tornato ieri dall’etiopia, in qualche commento precedente ti accennavo del mio viaggio…ovviamente fantastico e magari sarebbe bello condividere qualche immagine ed esperienza.
leggevo l’ultimo articolo…molto interessante. Ho incontrato qualche falasha, gente stupenda ed interessantissima…hai letto “vai e vivrai” di Radu Mihaileanu?
Saluti! David
Ciao David,
grazie per il tuo commento e, soprattutto grazie per averci scritto al rientro del tuo viaggio. Mi fa piacere che l’esperienza in Etiopia ti sia piaciuta, anzi da quanto scrivi credo proprio che tu ne sia entusiasta. Bene. Non ho letto il libro che mi suggerisci, ma lo farò quanto prima. Grazie per il consiglio.