“Sali su questo monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do’ in possesso agli israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati”. Deuteronomio, capitolo 32 (49, 50).
E sul monte Nebo ora saliamo anche noi. Sui suoi ottocento metri circa. Regno di Giordania, Medio Oriente, zona occidentale, terra dalla sottile forma, ricca di attrazioni per il viaggiatore. Petra l’indimenticabile, il deserto in parte roccioso e, in parte sabbioso, il mar Morto, la natura, la gente. E molto di più.
Mosé, proprio da questo luogo, contempla, per la prima volta, la sua Terra Promessa. Riesce a vederla, ad ammirarla, ad abbracciarla con lo sguardo senza, però mettervi mai piede. Muore all’età di 120 anni, sepolto nei pressi del monte.
Papa Giovanni Paolo II, nel marzo del 2000, si reca qui, in vista ai luoghi storici. I luoghi della fede. E sul monte, all’interno del piccolo museo, sono esposte le sue fotografie mentre, anche lui come Mosé molto tempo prima, contempla quella stessa terra.
Il monte Nebo si trova a nord-ovest di Madaba, lungo la strada dei re, piccola e tranquilla cittadina di mercato, a trenta chilometri dalla capitala giordana, Amman. E’ uno dei siti biblici più importanti del Paese, sacro a ebrei, cristiani e musulmani. Dopo un viaggio di oltre 40 anni nel deserto, Mosè conduce gli israeliti sulla cima del Nebo.
Il sito è intriso di suggestione e di un silenzio emozionante, soprattutto nelle prime ore del giorno o al calar della sera, quando i turisti lo lasciano per dedicarsi ad altre attività e chi resta può sentire il rumore della giornata che inizia o muore.
Alcuni alberi verdeggianti offrono un po’ di riparo dal sole e dalla calura estiva. Mano a mano che si sale e la pendenza aumenta ci si avvicina al passato, alla storia e, in ogni caso, alla meta. Il paesaggio. Lo stesso che nei secoli, accoglie migliaia di visitatori.
Il museo è una costruzione bassa, semplice, una sorta di casina con foto e mappe, ma ad incuriosire è il panorama. Laddove Mosé scruta ciò che mai potrà calpestare, c’è oggi una sorta di terrazza panoramica, una piattaforma sulla rupe, una imponente croce stilizzata a forma di serpenti di rame intrecciati e una vicina chiesa di pietra che ospita stupendi mosaici quasi intatti.
La croce è opera dell’artista italiano Giovanni Fantoni e richiama il serpente di rame creato da Mosè. “Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (21:9).
L’aria calda accarezza i volti, il sole è accecante, ma non si può fare a meno di osservare, di memorizzare ogni angolo, ogni prospettiva, nella speranza che i propri occhi si posino nello stesso punto in cui si posano quelli di Mosé. La vegetazione è relativamente fitta, ma non quanto, secondo fonti storiche, si rivela all’epoca del patriarca.
Oggi appare più arida. Non sembra davvero la Terra del Latte e del Miele. Così Israele è definita nel Deuteronomio. Ma da qui lo sguardo si può soffermare sulle antiche Gilead, Giudea, Gerico e Negev. La vista è superba. Ed è quella della Terra Santa. Le valli del Mar Morto si stendono, placide, ai propri piedi, come le valli della Cisgiordania, del fiume Giordano e di Israele. Gerusalemme, infatti, dista solo poco oltre quaranta chilometri.
Non si tratta solo di un bel paesaggio. E’ come guardare la storia dell’umanità e, per i credenti, rappresenta la finestra sul panorama della fede. E’ un viaggio nel viaggio. Un momento di intimità e, al tempo stesso, di condivisione.
“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarsi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato … seguire il bandolo di una matassa …e il posto più scialbo … diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente la dove si è: basta scavare”. Tiziano Terzani.





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il monte nebo è uno dei luoghi più suggestivi della giordania. vedi da lontano la terra promessa e come Mosè probabilmente non ci arriverai. almeno così è stato per me. ancora 80 pericolosissimi km verso gerusalemme e non ne abbiamo avuto il coraggio. ci siamo “accontentati” di siria e giordania rimandando a chissà quando il viaggio in Terra Santa.
ciaoooo
Ciao Clara, grazie per il tuo commento. Mi fa piacere che tu lo abbia scritto condividendo, così la tua esperienza di viaggio.
Mi auguro che tu possa continuare a leggere il Reporter e offrirci ancora i tuoi preziosi commenti. Buona serata.
Giovanni Fantoni ha addobbato pure una piccola chiesa parrochiale, Sacro Cuore di Gesu, a Greti (Fi).
Mi piace tantissimo salire sul monte Nebo e contempplare la mia terra promessa, la mia patria celeste
Grazie Adam per il tuo commento.
Torno ora da un viaggio in Giordania, e di sicuro il monte Nebo rimarrà uno dei ricordi più significativi di questo viaggio. Posto ricco di biblica suggestione, purtroppo la foschia mi ha impedito di vedere ciò che hanno visto gli occhi di Mosè, mi sono accontentato di immaginare al di là del Giordano i vari paesi indicati dalla mappa. Fortunata Monica che hai potuto usufruire di una giornata più limpida, sicuramente in aprile la temperatura meno incandescente favoriva una migliore visuale!
Ma anche così esperienza indimenticabile che arrichisce il bagaglio di ogni viaggiatore…
Ciao!!!
Grazie Michele, apprezzo il tuo commento. Mi fa piacere che tu condivida le suggestizioni suscitate dal monte Nebo e, sicuramente dalla Giordania in generale. Troverai altri articoli su questa bellissima terra sul sito de il Reporter. Alla prossima, ciao.