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Giordania, i castelli del deserto - foto : Giordania, resti di un
Giordania, resti di un "castello del deserto" © Monica Genovese

Giordania, i castelli del deserto

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Sinuose e morbide dune di sabbia ondeggiano in un paesaggio dall’aspetto lunare, arido, baciate dal sole infuocato che spacca la terra. Chilometri e chilometri di nulla nell’aria rarefatta dell’estate giordana.

Gli occhi si abituano alla luce accecante dei raggi solari nel deserto e iniziano a scorgere antichi edifici, tremolanti nell’afa, che appaiono come miraggi. Sono i castelli del deserto.

Siamo in Giordania, ad est di Amman, la capitale del Paese medio orientale.

E qui, lasciate le strade cittadine, ci si dirige alla scoperta di siti archeologici, circa una decina in tutto, che quotidianamente, lottano contro l’inesorabile avanzare del deserto che, come un manto, ricopre tutto ciò che si trova lungo il suo cammino.

Palazzi, forti, stabilimenti termali, locande, caravanserragli, fattorie di varie dimensioni ed epoche si trovano proprio nel deserto a reclamare la loro esistenza. Un tempo, costruiti ai margini ancora fertili del deserto stesso, oggi ne vivacizzano il paesaggio, altrimenti monotono e, a tratti, brullo.

La definizione con cui sono noti questi edifici è quella di castelli del deserto, sebbene siano in pochi ad essere realmente dei palazzi reali.

E’ difficile immaginarli circondati da terreni verdeggianti e abitati, considerando che ora sono suggestivi “elementi di arredo” della sabbia.

Alcuni tra i più noti sono Qasr Hraneh, probabile residenza di campagna utilizzata dai governatori locali per riunioni con i capi beduini. Qusayr Amra, patrimonio Unesco, stabilimento termale dall’aspetto squadrato che sfrutta, in epoche lontane, l’acqua del deserto Wadi Butm e Azraq, castello scelto da Lawrence d’Arabia come suo quartier generale.

Qasr Hraneh si staglia a sud della strada principale, visibile per diversi chilometri. La sua struttura austera, semplice, l’unico ingresso, le feritoie nelle mura spingono, ingannevolmente, a pensare che si tratti di una fortezza difensiva.

In realtà i torrioni angolari a pianta circolare non consentono di essere presidiati dai soldati. Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi di una locanda, un caravanserraglio per la sosta dei viandanti, ma pur essendo Hraneh prossima ad una delle rotte commerciali, non presenta alcuna traccia di cisterne d’acqua grazie alle quali si abbeverano gli animali.

Anche la sua datazione è incerta. Approssimativamente, questo imponente edificio risale a VII secolo e, all’interno, tra le varie sale vuote, è conservata un’incisione del 24 novembre 710.

Qusayr Amra si distingue dagli altri castelli del deserto per i suoi mirabili affreschi.

Ricoprono ogni centimetro dell’intero centro termale. Sono allegri, vivaci, particolareggiati, gioiosi. Esaltano la bellezza della vita e quella femminile proponendo corpi di donne discinte, amorini, frutti e piante lussureggianti, insoliti per la cultura araba. Nonostante un editto islamico che ordina la distruzione di immagini di tal tipo, Amra viene trascurata e i suoi dipinti murari preservati fino ai giorni nostri.

Azraq. In arabo significa azzurro. Sorge nei pressi del confine orientale tra la Giordania e l’Arabia Saudita in un luogo geografico che traccia un zigzag divisorio tra gli Stati. Ospita l’omonimo castello di Lawrence d’Arabia (1917), il meno isolato rispetto agli altri.

Nodo carovaniero e oasi permanente di trentamila chilometri quadrati circa, Azraq beneficia di un bacino idrico ed estesi laghi d’acqua dolce circondati da palmeti. Tappa di migrazioni di milioni di uccelli e non solo.

Sebbene gli habitat delle zone umide di Azraq siano salvaguardati da una convenzione mondiale, le sue falde freatiche stanno collassando per irrigare l’affollata Amman, in costante espansione.

Una leggenda narra che il confine a zigzag, voluto da Winston Churchill, ministro britannico delle Colonie, sia dovuto al suo singhiozzo. Dopo un abbondante pasto, innaffiato da altrettanto abbondante vino, una domenica pomeriggio del 1921, mentre Churchill disegna, a penna, la demarcazione tra i citati Paesi, è colto da un improvviso singhiozzo che influenza il movimento della sua mano.

Così, il confine passa alla storia come il “singhiozzo di Winston Churchill”, ma i reali motivi di questo zigzag sono meno bizzarri e di sicura natura politica.

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