“Questo è il punto più basso di tutto il pianeta, oltre 350 metri sotto il livello del mare” – racconta una delle guide giordane e lo dice con aria imperturbabile, senza tradire il minimo disagio per l’eccessivo caldo. Qui, in questa landa desertica, assolata, arida, le temperature diurne sono elevatissime. L’aria è quasi irrespirabile, sembra che ogni afflato di ossigeno bruci i polmoni.
Avverto ancora nella gola la salsedine del Mar Morto. Ci troviamo, infatti, a pochi chilometri da questo specchio d’acqua salata in cui si galleggia come sospesi nell’atmosfera.
“Questa scoperta è una delle più importanti degli ultimi anni” – continua la guida. Si riferisce a Wadi Kharrar, il più probabile sito del battesimo di Gesù, un pezzo di storia, di archeologia, di religione, individuato sulla riva est del fiume Giordano, Betania oltre il Giordano. Ed è, secondo le maggiori fonti odierne, il luogo in cui Giovanni Battista battezza il figlio di Dio.
A lungo cinta nella zona militare, quest’area viene aperta al pubblico negli anni Novanta, dopo il trattato di pace con il confinante Israele. Gli studiosi rivelano al mondo questo luogo ricco di chiese bizantine, di fonti battesimali dei periodi romano e bizantino, di grotte di monaci eremiti, di alloggi per i pellegrini. Insomma, ricco di un passato antico e sempre presente.
Oggi, moltissimi viaggiatori e credenti si recano qui. Semplicemente per osservare. Nel 2000 re Abdullah, sovrano della Giordania, riconosce ufficialmente il sito e altrettanto fa il capo della chiesa armena. Più tardi papa Giovanni Paolo II celebra, in questa terra, una messa all’aperto dinanzi a venticinquemila fedeli, circa.
Il sito emana suggestione e stupore, più per la disposizione del mio cuore, per le mie aspettative e per la sensazione di toccare la vita di un tempo con le mani, di sentire scorrere attraverso le dita il passato. Un passato che, in un modo o nell’altro, accomuna moltissime persone. In Giordania lo spazio e il tempo sono rallentati perché si possa vivere l’oggi con la consapevolezza, forte e potente, del legame con la vita dei propri predecessori.
Al di là di questo, il luogo è desolante. Nonostante mantenga la sua dignità, avulsa dalla folla turistica e pellegrina, qui la terra è bruciata, spaccata, segnata solo da sporadici alberi e, in lontananza da qualche macchia della vicina città di Gerico, in Cisgiordania, nel deserto di Giuda. Sembra incredibile che, invece fiancheggiando il Giordano, ci si trovi nel bel mezzo di una foresta caldo-umida.
Il colore è giallo ocra, misto a marrone e il cielo sembra opaco, forse a causa dell’afa. Mi sembra di evaporare dal mio stesso corpo. Bisogna muoversi il meno possibile per non patire troppo il caldo, ma è impossibile. La semplice emozione di trovarsi in questo punto della Terra mette in moto la mia adrenalina.
In fondo però, non importa come sia il paesaggio, quanto sia madida di sudore o come l’aria si intrisa di calore. Qui, importa solo esserci, osservare, apprendere e memorizzare. Ricordare quanto più a lungo possibile la geografia di questo luogo, diversa dai tempi antichi, forse diversa dal domani e, proprio per questo il suo aspetto attuale è squisitamente mio. Il mio ricordo di Wadi Kharrar in Giordania.





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