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Giappone: nelle tombe reali - foto : Daisen-kofun in Sakai, Osaka, Japan da Wikipedia
Daisen-kofun in Sakai, Osaka, Japan da Wikipedia

Giappone: nelle tombe reali

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Se alle nostre latitudini si scava in ogni dove a caccia delle tracce del passato, nell’estremo oriente questa pratica non è così scontata.

Siamo in Giappone e per quanto ci sembrerà incredibile presto un gruppo d’archeologi potranno accedere alla famosa Gosashi tomb, luogo del riposo eterno della famiglia reale.

La prima richiesta degli studiosi è datata 1976, ma solo oggi il semaforo verde ha prevalso. La motivazione potrebbe essere questa: la scoperta che il “puro sangue” dei regenti non sia proprio così puro. Nel sangue blu le malelingue vorrebbero trovare delle tracce d’eredità coreana.

Queste speculazioni però non sembrano interessare gli studiosi che fremono dalla voglia di porre per primi la loro impronta accademica su questi luoghi: questa tomba è riconosciuta nazionalmente come il luogo del riposo eterno dell’Imperatrice Jingi, leggendaria moglie del quattordicesimo imperatore del Giappone, e condottiera a partite dal 200 a.c.

Durante la visita di due ore e mezza il team di ricercatori ha potuto esplorare la parte bassa della struttura funebre che si estende complessivamente per 270 metri di lunghezza. Agli archeologi non è stato concesso di compiere degli scavi ma hanno trovato delle statuette di terra cotta che probabilmente avrebbero dovuto favorire il passaggio dell’anima nella vita dopo la morte.

Ora si vorrebbe anche cercare nei restanti 860 siti che ospitano le spoglie della famiglia reale giapponese. Di questi quasi 70 appartengono al periodo Kofun e hanno una forma che ricorda una serrature, un elemento questo che stuzzica la fantasia dei ricercatori nipponici: “Le tombe nascondono la chiave per scoprire i segreti di questo periodo”, affermano convinti.

Chiaramente tutte le ricerche saranno coordinate e portate avanti sotto l’occhio attento dell’Agenzia della Casa Reale che forse teme di rivelare la non esistenza di “resti regali” in mausolei venerati da secoli.

Solo studiosi giapponesi sono ammessi per ora anche se le casse statali ne gioverebbero dagli introiti portati da ricercatori esteri. Il rispetto per il patrimonio nazionale è però forte. Forse qui i soldi non sono ancora tutto. Nella terra del sol levante.

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