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Garda, nelle Terme di Sirmione - foto : Tramonto su Sirmione © Ilares
Tramonto su Sirmione © Ilares

Garda, nelle Terme di Sirmione

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A buon intenditor poche parole. Non sempre è vero: da Catullo a Carducci, una fitta schiera di letterati, artisti o scienziati, spinti da ideali diversi, dal Rinascimento cinquecentesco al Romanticismo ottocentesco, non solo usarono espressioni laudative ma, con la loro assidua presenza, dimostrarono autorevole consenso alle calde acque del lago di Garda.

Sirmione, disteso su una lingua di flora mediterranea si protende sul maggiore lago prealpino. Luogo gaio e frequentato. Dal Grattarolo al Bembo, da Vespasiano Strozzi al Folengo fino a Goethe e Sthendhal: tutti poetizzarono la natura di questo luogo incantato, magico e quasi mitologico dove la suggestione ambientale ispirò le accese fantasie e gli entusiasmi intellettuali delle penne più preziose di tutti i secoli.

Catullo per primo cantò in versi teneri e malinconici, gioia e sentimento nel riveder “Sirmione, gioiello della penisola e delle isole, fra tutte quelle che Nettuno accoglie nei chiari laghi e nei vasti mari”. Il poeta latino conosceva bene quest’angolo del Garda dove, si dice, soggiornasse la sua famiglia e dove amava ritornare. Unica vera ricompensa, dopo le fatiche in terra straniera.

Il fatto che a due passi dalle Alpi vi fosse uno spicchio di lago con acqua calda, un clima mite, suscitò le attenzioni dei Romani. Di natura gaudente e d’ingegno conclusivo, vi costruirono un’ importante sede di cui restano imponenti ruderi.

La splendida villa di Catullo è l’esempio più grandioso di edificio romano di tutto il nord Italia. Protesa verso il centro del lago, circondata sui tre lati dall’acqua è, oggi, un parco archeologico che conserva una forte suggestione e un misterioso fascino. Piscine, vasche, grotte e un sudatio. Creazioni architettoniche composte in forme geometriche di civile espressività ed eleganza, costruite attorno a quelle “acque diverse che toglievano le brutture dal corpo e dallo spirito”.

“Per oltre seicento anni i Romani non ebbero altri medici che i loro bagni”. Chiaro e svelto nella sua esposizione, Plinio non sospettava certo di reclamizzare le Thermae, molti secoli prima che nascesse la pubblicità. Già allora l’acqua scaturiva dal fondo del lago, in prossimità della sponda, ad una temperatura di circa 70° C. Ma dovevano ancora passare molte lune prima che qualcuno si interessasse, seriamente, alle calde acque del lago.

Era il 1546 quando un monaco bergamasco, tale Giorgio Jacodo, qualificò le acque come sulfuree senza, però, scoprire la sorgente. Seguirono tra il 1579 e il 1616 altre iniziative che rimasero ferme e prive di contenuti scientifici. Se l’ondata d’interesse non produsse esiti, maggior effetto ebbero lodi, scritti e sonetti dei relatori d’allora. Alle soglie del Seicento il Grattarolo scrisse “ Poco longi in questa penisola di sopra da esse grotte (di Catullo) ballano ancora l’acque di un luogo fino al sommo con odor di solfo. Di queste acque tolgono, e adoperano i Medici con felice successo a molte infermitate”

Anni di silenzio fino al 1889, quando l’audacia di un palombaro veneziano, certo Procopio, riuscì a catturare la polla d’acqua calda, incanalarla e portarla in superficie. Iniziò, così, la frenetica attività di trasporto dell’acqua, con barche e tinozze, fino alla piazza Castello dove, intanto, si era allestito il primo Centro Balneoterapico all’aperto. All’acqua sulfurea salso-bromojodica ipertermale di Sirmione s’affida oggi la cura dei bronchi, dell’orecchio, del naso e della gola, della pelle e dell’apparato locomotore. E’ la stessa di cui beneficiava Catullo attorno al 56 a. C. nella minuscola penisola che si spinge sulle acque azzurre del lago formando i due golfi di Desenzano e Peschiera.

Il silenzio è appena increspato dai sussurri della brezza lacustre che guizza nei minimi angoli e nelle stradette della città. Solleva gli animi, s’infiltra nei ruderi della villa romana e tra i merli ghibellini della Rocca Scaligera acquattata nel lago.

“Un vento soave anche là spira dal cielo azzurro; e il mirto sorge silenzioso e alto l’alloro”. Sirmione. Goethe 1786.

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"Tangenziali - due viandanti ai bordi della città" di Gianni Biondillo, Michele Monina - Guanda, 2010

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2 commenti a “Garda, nelle Terme di Sirmione”

  • Marzia Gentilini alle ore 2:32 pm scrive:

    Vorrei andare a Sirminione SUBITO!!!!!

  • marta alle ore 4:30 pm scrive:

    ciao Marzia, ti garantisco che il posto è splendido. Potremmo andarci assieme?!?!?!

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