Le acque del Gange, secondo la religione induista, sgorgarono dal cielo, provenendo direttamente dai piedi del dio Vishnu. E siccome l’impatto di una tale massa d’acqua sarebbe stato devastante, Shiva si frappose tra cielo e terra e con la propria folta capigliatura fece da barriera.
L’acqua scese dunque dal cielo sotto forma di rivolo divino, e ciò che oggi vediamo scorrere non è altro che una parte infinitesimale del Gange stesso. La maggior parte è da qualche parte sperduto nell’universo sacro e forse in altri paralleli.
Questa un poco astratta cosmogonia è suffragata, secondo i credenti, dal fatto che mai nessuno si è ammalato seriamente perché ha ingerito le putride acque. In effetti dalle parti di Varanasi, il Gange è probabilmente il fiume più inquinato della Terra.
Le acque del fiume sacro, in quelle zone dell’India, non contengono nemmeno più un briciolo di ossigeno disciolto e, benché le quotidiane abluzioni siano piuttosto meticolose (io stesso ho visto bere quella melma pastosa), non si hanno notizie di pandemie coleriche. Anzi, secondo alcuni sarebbero addirittura un potentissimo antibatterico.
Fin qui mito, leggenda e religione. La realtà assodata vuole invece che il Gange nasca dalle fresche cime himalayane, laddove le sue acque sono ancora pure e incontaminate. Poco oltre sorge la cittadina di Rishikesh, famosa perché nel fatidico ’68 John Lennon e compagni vi presero residenza per qualche tempo e proprio lì trovarono ispirazione per molti dei loro capolavori.
Oggi è meta di molti amanti dello yoga. Rishikesh è anche la prima città sacra che il Gange bagna e anche l’unica zona in cui si può fare il bagno in acque cristalline. Se veramente credete che bere quest’acqua sia un gesto che porterà la vostra anima in paradiso, vi consiglio di farlo qui, a Rishikesh.
Poi, il suo corso, che in totale si dipana per oltre 2.500 chilometri, attraversa tutta la parte settentrionale dell’India, andando a gettarsi nel golfo del Bengala dalle parti del Bangladesh. E da lì in poi, da Rishikesh, comincia la sofferenza del fiume e delle genti che abitano le sue rive.
Il Gange risente della deforestazione che in alcune zone è stata devastante, con frequenti inondazioni e sedimentazioni incontrollate. Riceve centinaia di cloache che quotidianamente riversano senza il minimo ritegno. Cinquanta milioni le persone che vivono nelle tre principali città attraversate dal Gange: Delhi, Varanasi e Calcutta.
Già di per sé sarebbe il fiume forse più ribelle del mondo, con fasi alterne e imprevedibili di secche e piene torrentizie devastanti. Il Gange può essere estremamente benevolo e altrettanto malevolo nello stesso momento, proprio come un dio può essere paradossale: giusto e buono al tempo stesso.





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nn sono mai stata… vorrei andare entro l’anno per poter conoscere la spiritualita’ che si sente in india e immergermi nel fiume sacro….