Un arcipelago non è mai stato insignito di più nomi.
Al secolo Galápagos, senza accento se scritto in italiano, ma anche Arcipelago di Colón, oppure Arcipelago di Colombo, per gradire anche Arcipelago dell’Ecuador.
Se la vostra memoria non supera il critico stadio del breve termine basti pensare d’essere al cospetto di quattordici isole, vulcanicamente nate nell’Oceano Pacifico, di proprietà ecuadoregna anche se questo termine in loco è considerato altamente offensivo.
Come in Sardegna si evita d’additare cose e persone come “sardegnoli”, bisognerebbe evitare di chiamare “ecuadoregni” gli abitanti della nazione sudamericana. Uomo avvisato, mezzo salvato si direbbe.
Ritornando a queste otto isole maggiori e sei minori le più antiche soffiano quattro milioni di candeline, altre invece sono ancora in formazione e si espandono verso un futuro così lontano da non poter essere scorto.
Pensare che su questi grandi appezzamenti di roccia vulcanica in mezzo al nulla dell’Oceano il respiro di Charles Darwin si mischiò con il respiro della terra partorendo la preziosa teoria dell’evoluzione mette i brividi.
Perché da queste parti ci sono anche i pinguini. Sì, non strabuzzate gli occhi perché intorno a voi stanno deambulando anche iguane di terra e di mare, tartarughe giganti, tartarughe verdi.
Cormorani, falchi e fringuelli invece solcano il cielo mentre nelle acque vivono le nordiche otarie.
La vita pulsa intorno ai vostri occhi nell’esplosione del colore verde: cinquecentosessanta specie di piante che fanno anche sorridere nel caso dell’albero margherita e dello spinoso cactus candelabro.
Ed è così che s’incontrano queste terre dove l’essere umano (per fortuna) non è altro che una virgola in un testo chilometrico protetto dalla Natura più imperiosa che da benedizione climatica diventa forza distruttiva in un batter di ciglia.
Stiamo parlando ovviamente del Niño, “fenomeno” per la definizione accademica, vento e distruzione per chi vi si trova in mezzo.
Ma la paura finisce qua visto che attraverso queste isole si risale a cospetto della Storia fino al nome che significativamente li fu affibbiato per primo, quel Las Islas Encantandas che proprio non ha bisogno di traduzioni.
Perché qua l’uomo deve entrare in punta di piedi. Siamo ospiti e non padroni nel verde delle Galapagos.




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