Gadara. Remote ed estese rovine dell’antica città da cui lo sguardo del viaggiatore si perde verso il paesaggio di Israele. Incastrato tra i confini di Giordania, Israele e le alture dell’altopiano del Golan, si trova il villaggio di Umm Qais. Un luogo di sosta, a nord di Amman, capitale del regno giordano, dove l’aria calda dell’estate medio orientale è refrigerata dal vento che soffia spesso, ma anche luogo di attrazione grazie ad uno dei siti archeologici più suggestivi della zona. Gadara, appunto.
Trovarsi qui, camminare nella sua storia è una scoperta ad ogni passo e ancora oggi i lavori di recupero e gli scavi sono in corso, sotto gli occhi dei visitatori che rendono omaggio a questa antica città che, poco alla volta, risorge dalla polvere della sua epoca lontana per mostrasi, in piena bellezza, sotto la luce del sole.
Il panorama che si osserva da qui, sia dal parcheggio posto all’ingresso, sia all’interno del sito è maestoso. Si perde letteralmente a vista d’occhio. In molti si recano in questo luogo per poter osservare Israele il cui panorama lo fa apparire ancora più vicino della realtà, sebbene a molti giordani palestinesi, per vari motivi politici, sia impedito l’accesso.
Così chi non può tornare nella patria perduta, viene a Gadara a guardarla da lontano. A sospirare e ad alleviare la nostalgia. Solitamente, la città antica è meta di “pellegrinaggi da pic nic” il venerdì, per questo conviene scegliere bene il giorno per poterla apprezzare nel migliore dei modi, ovvero in solitudine e in silenzio. Solo in tal modo l’atmosfera del posto rende l’idea di come fosse in passato.
Un museo a cielo aperto. Un’intera città museo con dedali di stradine, altre più ampie ed estese, la via commerciale dove, su un lato, si scorgono le piccole botteghe, ormai vuote, lunghi viali alberati e colonnati delle cui colonne, oggi solo poche restano in piedi.
Gadara nasce in epoca ellenistica per volontà dei Tolomei come avamposto di frontiera, ma ottiene una certa autonomia solo quando diviene una delle città della Decapoli, una lega, una sorta di associazione regionale, ma di cui poco è noto. Ad ogni modo nella sua età dell’oro conosce un considerevole fiorire di arti, cultura, poesia e spettacolo. E’ centro di forte vivacità letteraria e filosofica.
Purtroppo, comune denominatore a molte altre famose località, anche Gadara perisce. Non sotto i colpi nemici, ma sotto le macerie dovute ad alcuni terremoti. Il declino è rapido e inclemente. A lungo sottovalutata dal governo locale, oggi finalmente è oggetto di studio e rivalutazione storica.
La sensazione è quella di passeggiare, indisturbati, in una città fantasma, entrando in quelle che erano le case degli abitanti, nei loro negozi, osservando le loro tombe, alcune romane, o sedendosi su uno dei tremila posti del loro magnifico teatro ovest, interamente in basalto.
Si sbircia nella vita passata. Con un po’ di fantasia, si possono vedere le persone impegnate nel loro lavoro, vivere la quotidianità. C’è persino un ippodromo, il villaggio ottomano, un complesso termale. Tutto ciò che può far pensare quanto fosse movimentata la vita a Gadara, in questa terra rigogliosa e panoramica. Trovarsi qui è come avere i piedi in Giordania e gli occhi in Israele.





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Cara Monica, posso darti del tu? Come sempre i tuoi articoli riescono ad emozionarmi. Brava
Cara Sara Vergeri, certo che puoi darmi del tu. Il rapporto diretto con il lettore è un vero piacere per chi scrive. E grazie infinite per il tuo apprezzamento e i tui complimenti.