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Frasassi, le grotte più belle del mondo - foto : Grotte di Frasassi © Kessiye
Grotte di Frasassi © Kessiye
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E’ un impatto fisico prepotente quello che provo accedendo ai meandri della terra. Se prima pesava sul braccio il golfino che mi avevano suggerito di portare, ora accolgo felice il tepore che regala mentre vivo la mia giornata da speleologa in erba alle Grotte di Frasassi.

Sono passata dal luminoso calore dell’esterno alla fioca illuminazione sotterranea, e lo sbalzo termico è di almeno quindici gradi. Dopo aver indossato l’attrezzatura messa a disposizione dalle guide, posso dirmi pronta per cominciare la mia discesa nelle viscere della terra.

Il complesso ipogeo di Frasassi è disposto su otto livelli geologici diversi, per un’estensione totale di circa 30 km. La mia porta d’accesso a questo mondo sommerso passa attraverso la “Strettoia del tarlo”. E’ il cunicolo che un gruppo di giovani jesini, nel 1971, lavorò per giorni e giorni prima di poter scoprire la bellezza incontaminata delle grotte: gallerie imponenti, tripudi di stalattiti e stalagmiti intarsiate, laghetti di acqua cristallina, lastre di alabastro che fuoriescono dalle pareti si alternano senza sosta per ben cinquemila metri.

La colonna sonora di tutta la mia passeggiata è il ritmo cadenzato di mille goccioline che i corsi d’acqua soprastanti lasciano cadere nelle profondità di queste caverne di formazione carsica. Studi morfologici hanno stabilito che l’evoluzione della Gola di Frasassi è da ricercarsi nella progressiva erosione del rilievo calcareo del Monte Valmontagnana, a opera di fiumi che scorrevano sui lati opposti del massiccio. Le fratture della roccia hanno reso possibile l’accesso delle acque alle spelonche, contribuendo così a definire l’attuale assetto idrografico della zona.

Nella Grotta Grande del Vento, gli spettatori sulla portantina trattengono il respiro dall’emozione: davanti a noi si estendono spettacolari formazioni di gesso, dovute allo scioglimento e successiva sedimentazione del calcare per effetto della miscela tra acque sulfuree e acque di fiume. Stalagmiti giganti sono intervallate da colonne bucherellate, mentre depositi e noduli di solfato di bario colorano di azzurro la caverna in cui ci troviamo.

Stalagmiti, stalattiti, laghetti cristallizzati e colate calcetiche non sono però che l’espressione finale del lungo lavoro che le precipitazioni atmosferiche attuano sulla roccia calcarea. La guida ci illustra i processi chimici alla base delle strutture che ammiriamo, ma siamo troppo rapiti dalle “creazioni” che abbiamo davanti per capire davvero qualcosa di quello che ci sta dicendo. Le stalattiti appese alla parete ci sembrano una fila di coltelli affilati, mentre le stalagmiti assomigliano più a immensi funghi spettrali che sbucano dal pavimento impervio.

La nostra passeggiata, durata quasi un’ora e mezza, giunge infine al termine. Esplorare le viscere della terra e poi ritornare sopra il livello del mare, ti fa guardare il mondo “lassù” da un’altra prospettiva. E la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che sotto i nostri piedi si nasconda l’inferno dantesco?

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Nessuno lo saprà

"Nessuno lo saprà (Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero)" di Enrico Brizzi - Oscar Mondadori, 2006



2 commenti a “Frasassi, le grotte più belle del mondo”

  • Manuela alle ore 10:28 pm scrive:

    Beh! Ringraziandoti vivamente per il viaggio nel ricordo che mi hai fatto ripercorrere leggendo le tue parole, rammentandomi come anch’io, fossi rimasta più attratta dai giochi meravigliosi che una mano creatrice aveva prodotto per mezzo delle forze in fragile equilibrio nella natura, che non dalle affascinanti spiegazioni sui complessi processi su cui quelle forze stesse si poggiavano, che il nostro professore aveva tentato invano di farci entrare in testa, vorrei, se me lo consenti, rispondere alla tua domanda finale: non solo io non sono affatto sicura che sotto i nostri piedi esista o sia mai esistito l’inferno dantesco, ma sono invece certa del contrario. E se proprio dovessimo collocare l’inferno da qualche parte nell’universo, io lo piazzerei nella nostra civiltà dove il massacro è diventata la normalità.
    Continua a scrivere con queste parole, e a ricordarci il mondo che abbiamo dentro di noi.
    Buon lavoro!

  • Desirèe alle ore 9:21 pm scrive:

    Manuela, davvero, mi fai arrossire con le tue parole! Sono contenta di averti ricordato una piacevole esperienza nel cuore della Terra, molto meno spaventosa di quanto possa sembrare all’apparenza. E non posso che trovarmi profondamente d’accordo con la risposta che hai fornito alla mia domanda marzulliana.
    Buone vacanze cara Manuela e torna a leggerci presto!

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