Una nuova giornata nel mondo a parte della Mostra del Cinema, dove si sono alternate passerelle, arrivi di nuovi divi, conferenze stampa, ma soprattutto storie intense. Dal romanticismo di Agnès Varda, all’animazione di Mamoru Oshii, passando per la maestria di Jonathan Demme, e toccando la drammatica realtà del lavoro minorile.
Ha divertito e commosso, Les plages d’Agnes. Così come la sua autrice, la regista transalpina Varda. “Io vado verso la vita” ha sottolineato “In questo film, ho talvolta acchiappato le cose al volo. Ho cercato di permettere loro di succedere. Qualche volta sono gli altri che ci aiutano a capire nostri desideri”.
Ed ecco poi passare a un nucleo familiare. Metafora fin troppo semplice di una società. E perché no, di una nazione. Si cerca di riprovare. Di ricominciare. “È difficile educare oggi. Si lotta per ricercare l’armonia”, ha detto il regista J. Demme, della pellicola in questione: Rachel getting married.
E la protagonista di questo lungometraggio è una ex-modella che esce ed entra da centri di recupero. “Pur essendo un personaggio tormentato, io l’ho vissuta come una ragazza che cerca di vivere con onestà” ha detto la sua interprete Anne Athaway “Una persona che vive con molta sensibilità, anche a costo di provare dolore”.
Più tardi, l’apparizione dell’attrice americana sulla passerelle, è stata davvero molto applaudita. Con urla in stile concerti di idoli pop. E lei, fra gentilezza e autografi, sfoggiava un abito “a coda lunga” che strizzava un po’ l’occhio alla Nicole Kidman della pubblicità di Chanel, continuando la tradizione del fascino da stella del ciema.
Come una partita a ping-pong, la palla rimbalzava da una visione a un’altra. Da un mondo a un altro, ed ecco proiettarsi verso i cieli animati di The sky crawlers, dove una razza di adolescenti perenni (perché geneticamente modificati) è costretta a combattere giochi di guerra per conto di adulti.
È questo il futuro che attende le prossime generazioni? Già svezzate a suon di consolle, allucinanti videogiochi dove la finzione (spesso ancora più violenta) fa dimenticare il contatto con la realtà? E siamo certi che sapremo sempre distinguerla un giorno? Sapremo con certezza scegliere fra l’indaco di un monitor dalle striature palpabili del cielo?
Sarebbe meglio che fosse stata finzione invece l’argomento trattato del regista Eugenio Polgovsky Ezcurra per Los Herederos. Il lavoro minorile in Messico. Una povertà lasciata in eredità dalla famiglia, e perpetrata da sfruttatori senza scrupoli che tolgono ai minorenne anche il diritto al gioco e al sorriso spensierato.
Frammenti. Mosaici. Iperboli e terremoti. Il grande compositore e pianista russo Anton Grigorevic Rubinštejn, una volta disse: “Quando si ama la vita, non ci sono condizioni”. La vita è ancora un mistero e una lotta che va affrontata. Per noi, e per chi non può farlo da solo. Perchè può ancora essere un volo che non smette mai di sorprendere. Dalla salita senza coordinate, a un ritorno talvolta insperato.





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