Negli ultimi anni, moltissimi sono stati i turisti all’Isola d’Elba.
Meno battuta della Sardegna, ed anche molto meno blasonata, la piccola isola livornese ha comunque parecchio da offrire, anche a chi non ama prendere la tintarella.
Il paesaggio selvaggio, fatto di coste frastagliate a picco sul mare e la natura ben conservata attirano ogni anno fotografi e paesaggisti da tutta Europa. Il capoluogo dell’isola è Portoferraio, sonnolenta cittadina di dodicimila anime.
Anticamente chiamata Cosmopolis, Portoferraio racchiude nelle sue Fortezze un vero e proprio tesoro paesaggistico. La costruzione delle Fortezze prese inizio nell’aprile del 1548, per volere di Cosimo I, Granduca di Toscana (da qui il nome Cosmopolis).
Obiettivo principale dell’iniziativa era l’espansione del già considerevole Ducato e, ovviamente, la protezione dei suoi commerci nel Tirreno, allora popolato da pirati e predoni dei mari.
Per difendere questo ampio quadrante marino, compreso tra Piombino sul “continente” e l’Isola d’Elba, scesero in campo due architetti militari, all’epoca famosi per le loro realizzazioni.
Giovanni Camerini e Giovanbattista Bellucci si misero all’opera, progettando un sistema che si componeva di due principali zone difensive: la Linguella ed il Fronte di Attacco.
Queste aree furono collegate fra loro attraverso un sistema di bastioni e di camminamenti coperti, al fine di rendere più rapidi gli spostamenti in caso di attacco nemico.
Disposti sui rilievi più alti furono costruiti i due forti della Stella e del Falcone, per controllare contemporaneamente la città ed il mare aperto.
Successivamente, venne scavato pure un fossato, al fine di separare il centro abitato dal resto dell’isola.
Il lavoro dei due architetti diede senz’altro parecchie soddisfazioni, non soltanto a Cosimo I, ma anche ai successivi “padroni” dell’isola.
Il complesso architettonico costruito si dimostrò da subito imponente, maestoso, e specialmente sicuro.
Le cronache dell’epoca narrano del famigerato pirata turco Dracut, il quale, giunto nei pressi della fortificazione, la giudicò impossibile da espugnare rinunciando così all’impresa.
Grazie alla costruzione della darsena Medicea, Portoferraio ebbe quindi uno degli approdi meglio difesi di tutto il Mediterraneo.
L’insenatura, per la conformazione particolare che la pone all’estremità di un golfo dall’andamento “a chiocciola”, risulta anche ottimamente riparata dai venti di tutti i quadranti.
Arrivando dal mare, la scenografia è unica e sublime. L’effetto regalato al diportista è di ormeggiare in pieno centro storico, come abbracciato dalle cinquecentesche mura difensive.
Il centro storico, infatti, si presenta come una vera e propria cittadella fortificata, le cui abitazioni più esterne, facevano parte del corpo delle mura, affacciandosi sulla “calata” a mare.
Malgrado la bontà del progetto e l’estrema solidità delle costruzioni, l’apparato difensivo mediceo si presenta oggi agli occhi del visitatore in condizioni di degrado avanzato.
Numerosi sono gli arbusti cresciuti sulle mura, sino a raggiungere ragguardevoli dimensioni.
Il comune di Portoferraio ha già stanziato una somma per la rimozione, anche se a onor del vero i problemi principali sono altri, e ben più gravi.
Servono fondi per il consolidamento delle parti ormai in decadimento strutturale, e, più che estirpare piante, andrebbero eliminate le onnipresenti antenne televisive, oppure mimetizzate in qualche modo.
Un’attenzione particolare andrebbe poi attribuita alla voce “pulizia”. Passeggiando per la fortezza, non è raro imbattersi in rifiuti di vario genere, alcuni dei quali abbandonati da parecchio tempo.
Naturalmente non è soltanto colpa dell’amministrazione comunale, ma è pure una questione di civiltà oltre che di educazione civica.
Entrambe però sembrano purtroppo mancare alle nostre latitudini.





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