Donna non solo per l’articolo che la precede, simbolo di fertilità, simbolo del femmineo svelato, del femminile conquistato a forza dal maschio. Francisco de Orellana, uno di questi, appunto, le diede anche il nome.
Era il 1542 e l’esplorazione del nuovo mondo era un’attività che spingeva eserciti d’avventurieri nei meandri della natura più pericolosa e selvaggia.
Proprio lì i suoi occhi incontrarono gli occhi di una tribù di donne guerriere. Unire la figura delle soldatesse capitanate da Conorì alle mitiche figure che animavano le opere di Erodoto e Diodoro Siculo fu scontato.
E così loro furono le amazzoni, il fiume sul quale avvenne l’incontro divenne Rio delle Amazzoni e l’immensa casa verde che circondava questi inesplorati spazi fu battezzata Foresta Amazzonica. Femmina lei è tutta.
Sette milioni di chilometri quadrati, circa il sessantacinque per cento dell’intero Brasile e la capacità di abbracciare anche la Colombia, il Perù, il Venezuela, la Bolivia e molti altri Stati.
Un’immensa donna alla quale non seppe nemmeno resistere il mitico antropologo Claude Lévi-Strauss che tra le sue braccia amò cullarsi dando vita a un’opera scritta assolutamente inarrivabile, i Tristi Tropici.
In lei cercò la vita a forma d’uomo e in lei imparò quanto fosse difficile interrogarla. Un luogo segreto che custodisce il rigoglioso brulicare della vita: oltre due milioni di specie d’insetti, duemila specie di uccelli e mammiferi, quarantamila di piante e quasi quattrocento razze di rettili.
Una varietà caleidoscopica visto che alcuni esperti valutano che per chilometro quadrato ci siano più di settantacinquemila tipi di alberi, una cosa come novantamila tonnellate di piante che fungono da casa a un quinto di tutti gli uccelli viventi sul globo terraqueo.
Per non parlare della bellezza sontuosa del Rio delle Amazzoni che in lei scorre. Catalogato come il più grande fiume per portata d’acqua, esso detiene il primato mondiale anche per numero d’affluenti e per il bacino idrografico con i suoi diciotto fiumi in entrata dalla lunghezza di oltre mille chilometri.
Ma la gustosa sorpresa per la mente viene dal pensare che queste acque così imponenti possono perfettamente accogliere il passaggio di una nave da crociera, cosa non rara, essendo queste l’unica via percorribile durante la stagione delle piogge.
Tra febbraio e marzo, nei periodi di luna piena o di luna nuova, in certi suoi affluenti, avviene anche il misterioso fenomeno che gli indigeni chiamano poroc-poroc: un’onda anomala alta quattro metri che è appunto definita “grande rumore distruttivo” e che percorre con grande impeto diversi chilometri.
Una forza, una potenza che qui si mescola con la bellezza di una natura quasi incontaminata. Quasi, purtroppo, perché già un quinto della Foresta è stato disboscato e si spera che nel prossimo futuro ci sia una netta inversione di rotta.
Qui la Natura è sacra e ha il suo fecondo ventre. Solo noi uomini sembriamo non curarcene.





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