Con questa espressione Michelangelo manifestò la sua gratitidine verso quell’acqua ritenuta per molti miracolosa: l’acqua di Fiuggi. Forse il maestro mentre pronunciava queste parole aveva davanti uno di quei pezzi marmorei da cui far emergere una nuova creatura della sua immaginazione oppure quasi in preda a un senso libertatorio toglieva ogni dubbio sulla potenza di quel fluido inanimato che passando dentro il suo organismo lo aveva liberato da ogni dolore.
Tra miti e storia che parla dei suoi miti, le fontane di fiuggi da centinaia di anni curano l’uomo con un ingrediente semplicissimo, primordiale e indispensabile per la vita: l’acqua. Spesso sottovalutiamo la forza di questo elemento che Anassimandro nella culla della nostra cultura definiva tra il poetico e il filosofico l’Archè di ogni cosa.
Eppure la nostra terra ha bisogno di acqua e nessun altro fluido esistente può sostituirla allo stesso modo, il nostro corpo si disidrata senza di lei, la nostra quotidianità non deve sempre e necessariamente dipendere da qualcosa di creato ad hoc in un laboratorio, a volte ritornare alla fonte significa ritornare a vivere bene.
La nostra ricchezza spesso si trova lì a pochi centimetri da noi eppure ci sembra di non riuscire tutta una vita a raggiungere un qualcosa che appare sempre inafferrabile, la nostra ricchezza è prima di tutto la nostra salute e siamo disposti per mantenerla costante a dedicarci alle attività più disparate, siamo disposti a spendere tutti i soldi necessari quando poi la nostra natura è talmente semplice che per stare bene bisogna mirare alle cose semplici.
Ora mi trovo a pochi passi dal maestoso portale d’ingresso denominato La fonte di Bonifacio VIII, con il naso all’insù e gli occhi chiusi, come se volessi godermi questo passaggio che intercorre tra il mondo delle soluzioni nevrotiche e complesse con il mondo della irripetibilità e della spontaneità della natura. Dietro questa elegante porta in stile liberty sorge un’area immersa nel verde che fa fiorire tra i suoi prati e le sue cinta di mura migliaia di fontanelle da cui sgorga quell’acqua miracolosa da cui milioni di persone si sono avidamente abbeverati.
Oltre la Fonte di Bonifacio VIII il verde diventa argento e quella piantagione mediterranea che ci fa sentire a casa in qualsiasi punto dello stivale lascia spazio a fiori esotici di ogni genere, eppure il rumore dell’acqua che sgorga dalle fontanelle riesco a distinguerlo perfettamente nonostante un vento dispettoso e un canto a più voci dei volatili. E’ un’atmosfera che si cuce perfettamente addosso a un territorio che esalta i rumori della natura e che amplifica i bisogni più genuini della nostra umanità.
Riesco ancora a camminare con la curiosità di chi cerca qualcosa di surreale e che coglie soltanto intorno a se i colori della terra che si arrampica verso il sole, senza darsi una spiegazione, senza volerla trovare. C’è una nebbiolina tenace da questa mattina, una coppia di sessant’enni a braccetto con una eleganza che ricorda tanto quei brevi passi che ti portano nel centro di una sala da ballo, in loro non c’è fretta, non c’è attesa, c’è solo la voglia di rubare al tempo un’altra giornata alla stanchezza.
Le terme di Fiuggi sono considerate un bene ineguagliabile, una ricchezza che appartiene a tutti ma soprattutto alla natura. Una volta tanto l’uomo riesce a creare qualcosa che ridandola alla natura non la assoggetta ma la asseconda.





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