Arrivare nel capoluogo toscano e iniziare il tour fra le sue meraviglie artistiche. Sostare nella Cappella Pazzi. Correre sotto il loggiato degli Uffizi. Raggiungere i quartieri dell’Oltrarno. Salire in cima alla Cupola del Brunelleschi. Tutto questo e più lo si può vedere contemporaneamente. Da un punto della città.
È piazzale Michelangelo, situato poco a sud del centro storico fiorentino. L’opera fu realizzata nel 1865 su disegno dell’architetto Giuseppe Poggi (1811 – 1901), a completamento dei lavori di riqualificazione della riva sinistra dell’Arno. Lo stesso Viale dei Colli (ampio stradone che conduce al piazzale) fu opera dell’artista.
Da quell’anno infatti, fino al 1871, Firenze sarà la capitale d’Italia. Un simile onore meritava un lavoro di riqualificazione urbanistica. Ed ecco spiegato il perché di questi eccezionali lavoro. Fra gli altri, furono creati i lungarni; sulla riva destra, al posto delle mura trecentesche, furono aperti i viali di circonvallazione alla maniera dei boulevard.
La struttura è dedicata all’immortale pittore scultore architetto e poeta, Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), uno dei massimi esponenti del Rinascimento. Per celebrarne la sua grandezza, nel piazzale omonimo venne collocata una copia del David, il cui originale si trova nelle Gallerie dell’Accademia, sempre a Firenze.
Altre opere (copia) del maestro presenti, sono le quattro allegorie bronzee delle Cappelle Medicee (oggi museo statale di Firenze) di San Lorenzo.
Arrivando dal centro (con la linea 13 dell’Ataf), è un susseguirsi di emozioni. Dopo un giro attraverso la città, passando anche davanti alla Biblioteca Nazionale Centrale, dopo una serie di curve alberate, ecco aprirsi finalmente lo spiazzo di Piazzale Michelangelo.
Pare come di avere Firenze fra le mani. Di scorge tutto. Il campanile di Giotto, Santa Maria in Fiore. Tutti i ponti sopra l’Arno, fra cui l’inimitabile Ponte Vecchio. Vien voglia di correre, di cercare da lassù tutti gli angoli noti e meno noti di una città che non ha eguali al mondo.
E una volta che si è in Piazzle, è dura scendere. Aspettare il tramonto mano nella mano, o ancora più soavemente, dopo una serata-nottata, andare lì a godersi l’alba. Con i raggi del sole che iniziano a riscaldare la città rinascimentale. Un’emozione, la cui poesia degli attimi umani è la più naturale delle evoluzioni.




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fantastico!!
Firenze, metà delle mie radici!! tosca.
Cara Tosca, metà (acquisite) anche delle mie…mi sono bastati due anni di vita fiorentina per capire che quella è la mia casa, e che cercherò di tornarci…chissà…ciao ciao