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Firenze, fuori le mura - foto : Toscana Firenze, Fiesole © Tonj Lardani
Toscana Firenze, Fiesole © Tonj Lardani

Firenze, fuori le mura

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“I campi e le colline sembrano giardini”. Era il 1582 e Michel de Montagne così annotava nel suo “Viaggio in Italia” riferendosi alle colline fiorentine. Simbiosi perfetta tra architettura e paesaggio, il segreto del fascino delle colline a forma di ferro di cavallo che circondano Firenze.

I dintorni della Regina del Rinascimento non splendono solo di luce riflessa ma ne lusingano la bellezza. Un anfiteatro naturale che mette in scena spettacoli d’arte e storia svelando il gusto di un’epoca.

Luoghi di delizia e di svago voluti da nobili, letterati, artisti che seguendo la mutevolezza del gusto hanno disegnato i profili della campagna fiorentina. Gemme incastonate nel diadema che Firenze “porta in testa”, con grazia e nobiltà.

Ville e Castella, giardini e paesaggi tra colture. Le antiche strade suburbane arrancano sui poggi. Meandri tortuosi e silenziosi protetti dal vento che s’impiglia tra i cipressi. Stretti corridoi di pietre a secco spaccate dalla tenacia della vegetazione dai quali s’affacciano le chiome degli olivi.

Molte hanno resistito all’urto dei secoli, altre solo deboli tracce lì dal Medioevo. I potenti della città, nobili, ricchi mercanti e persino artigiani, desiderosi d’abbandonare gli affanni della vita cittadina, di “fuggire gli strepiti e i tumulti della piazza e del palagio”, decidono di comprare le terre oltre le mura.

Severo e grintoso l’aspetto di Firenze tra il XIII e il XIV secolo, ma estremamente precario.
Il legname frequentemente usato nelle costruzioni e terrazzi in legno dominavano sulle strade strette dove il sole non filtrava mai.

La vita ferrigna e appassionata della città sfociava spesso in scaramucce tra fazioni diverse di casa in casa, tra balcone e balcone. Frequenti e terribili incendi erano il risultato della ferocia degli scontri.

Piccole le case comuni, mal riscaldate, prive di luce, senza servizi igienici. Quando c’erano, scaricavano direttamente nei “chiassi” (vicoli), vere e proprie fogne all’aperto. Non era dunque un bel vivere quello dentro la cerchia antica. Così chi poteva cercava un posto al sole, sulle colline.

Castello col monte Rinaldi tagliato in due dal solco del Mugnone, Fiesole distesa nelle breve sella tra il monte Ceceri e il Colle San Francesco. Settignano in equilibrio tra terrazzamenti d’olivi. Rovezzano e Bagno a Ripoli i cui poggi s’impennano sul monte Pilli. A picco su Firenze, Arcetri e Bellosguardo.

Le colline “nobili” già nel Trecento erano punteggiate da pievi, castelli, torri e cortili, tanto da dare l’illusione che la città fosse grande il doppio delle sue dimensioni reali. Via del Pergolino corre nel folto della vegetazione tra Careggi e largo Palagi, le vie della Pietra e di Montughi si fanno ardite tra palazzotti e tabernacoli.

Via di San Vito, di Bellosguardo e via Bolognese si aprono su Firenze. Itinerari d’altri tempi. Ai bivi antiche “edicole” annunciano scorci paesaggistici e architettonici di rara bellezza regalando quiete e serenità.

Nicchie con sculture, affreschi, ceramiche smaltate agli incroci o sui muri di confine. Un tempo si chiamavano «marginette», perché poste ai margini delle strade. Redenzione del viandante e unica offerta di luce nelle notti oscure.

Da Fiesole l’antica via degli scalpellini porta alle cave di pietra serena fino al castello di Vincigliata e al borgo di Settignano. Da Piazzale Michelangelo ad Arcetri, lungo le antiche mura fiorentine. Pian dei Giullari, la strada dai tipici “muri a secco” nasconde nobili dimore e storie d’altri tempi disegnate da cipressi e oliveti.

Basta percorrere via Vecchia Fiesolana che da San Domenico sale a Fiesole, per scoprire “Case da Signore” e “Palagi”. Il luogo tanto caro ad artisti, poeti e scrittori è tutto un terrazzamento con poderi, coloniche, boschetti e giardini. La strada sale a tornanti. A tratti chiusa dalle mura di parchi e antichi cancelli, a tratti si apre inaspettatamente su Firenze.

Fuori le mura si stendono sfumature di zolle brune rovesciate dall’aratro. Dal ciglio delle mura, giù per viottoli scoscesi lo sguardo scivola tra i tenui colori del Duomo, Palazzo Pitti, Cestello, Ponte Vecchio. Senza suoni, senza rumori. Solo il batter d’ali d’un falco.

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