Ghiaccio, ovunque.
Gli occhi non conoscono che sfumature di bianco.
Fuori, distese infinite sferzate dal vento e spezzate da alberi altissimi. La luce delle stelle sembra accenderne i profili carichi di neve, mentre ne allunga le ombre sino all’igloo.
Dentro, il fuoco dipinge strani disegni sul soffitto a botte. Li guardo specchiarsi nel pavimento e salire lungo le pareti.
Si colorano di rosso, tiepida sensazione visiva di un freddo intenso.
Qui, in questi pochi metri quadrati di ghiaccio, la temperatura non arriva nemmeno a zero.
“Meno tre, forse meno cinque. Che sarà mai!” mi aveva detto il cameriere, impellicciato.
Occhi azzurro lago in un volto rubizzo, mi aveva portato lo zaino dalla hall dell’Hotel Harrinivan sino alla mia stanza.
Potevo rimanere là, coccolato dal grande camino e dal legno che trattiene il caldo.
Invece ho preferito questo letto di ghiaccio, ricoperto da pelle di renna, da dove scrivo.
Lo schermo del computer si appanna, mentre mi soffio tra le mani per scaldarle.
Sono venuto qui, dove la notte è più vera, per raccontare questi luoghi e vivere il buio artico.
L’ho trovato viaggiando per la Finlandia, sino ad arrivare nella solitudine isolata del gelo. Fuori i gradi sono trenta, sotto zero.
Dalla porta entrano spifferi di vento. Li sento attraversare la giacca imbottita e impermeabile e corrermi lungo la pelle.
La sensazione di freddo scompare per un attimo, quando dall’unica finestrella guardo il cielo.
Una striatura ad arco lo imporpora sino all’orizzonte, laggiù. Poi scompare dietro le ombre bianche delle montagne.
Ghiaccio, ovunque.




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