Grattacieli si arrampicano verso il cielo. Aree metropolitane affamate di superficie. Microchip e transistor si diramano come idre nel cuore di ogni abitazione. In questa corsa sfrenata alle ultime tecnologie, c’è ancora un mondo che ogni mattina guarda la terra. La assapora. Ne sente lo zoccolio. Può annusare l’odore dei suoi protagonisti. Lo può toccare. E correrci insieme. Ne può condividere la magia in ogni miglio d’orizzonte a portata di criniera. Verona celebra il vincolo umano-equino, con la 113° edizione di Fieracavalli (3-6 novembre).
Fieracavalli. Una sagra internazionale dedicata al mondo agricolo e ai cavalli. In soli quattro giorni la città di Romeo e Giulietta ha aperto le proprie scuderie fieristiche a più di tremila esemplari delle oltre 60 razze iscritte ai libri genealogici. Oltre 35 le associazioni allevatori presenti e oltre 650 espositori provenienti da 25 paesi di tutto il mondo.
Accolto da un’umida pioggerellina più da estate di San Martino che non autunnale, veloci come saette i nitriti penetrano il mio udito. Un forte rumore metallico poco dopo, emerge dal forte ciarlare della ricca presenza di visitatori. Forti maniscalchi si dividono tra fornace e incudine. Robuste mani maschili battono decise il ferro incandescente fino a presentare un ferro di cavallo in tutta la sua più perfetta creazione umana.
Ritrovo con piacere le statue d’erba dall’inequivocabile forma equina, poi faccio tappa nel Salone del Cavallo Arabo dove svariate sfingi di media grandezza sono disposte nel padiglione, pedana di esibizione inclusa. Qualche presentazione, e poi eccomi nello spazio per i più piccoli, dove centinaia e centinaia di bambini insieme a simpatici esperti, apprendono rudimenti di fattoria sociale muovendo i primi approcci della nutrizione dei cavalli e offrendogli tenere mele, carote e fieno. Passando ppoi er la pulizia e la cura dell’animale, fino all’emozionante battesimo della sella in groppa a teneri pony.
Fieracavalli è qui, ma i suoi numerosissimi alfieri a quattro zampe risiedono anche nei sogni dei giovani. È quanto emerso da una ricerca dallo Studio Marco Bocconi di Milano, con un sondaggio compiuto su 900 uomini e donne dai 18 anni in su. Seppur appena il 26 per cento di loro sia montato in sella, quasi la metà del totale sogna una vacanza “a cavallo”. Altri dati interessanti raccontano che la stragrande maggioranza dei genitori vorrebbero che i propri figli andassero a cavallo, ritenuta un’attività formativa molto utile e un’occasione per imparare ad affrontare le proprie paure.
Carrozze di tutti i tipi attrversano i giganteschi spazi di Verona Fiere. Un calesse con tanto di pannocchie penzolanti, e guidato da una spregiudicata pioniera, mi riporta un sapore di conquista del vecchio West. E per un attimo, immerso nell’atmosfera d’argonauta, accenno un piccolo ballo anche se di lupi intorno non ve n’è nemmeno l’ombra. Semmai un odore ficcante di carne di cinghiale stufata.
Il cavallo sa ispirare anche l’arte. Ormai senza più senso dell’orientamento tra gli stand, mi ritrovo in una sezione dedicata alle opere pittoriche dedicate all’animale. C’è la tenerezza di una mano che carezza un muso castano. Ci sono i cavalli che trainano una quadriga romana. C’è l’astrazione, qualche riferimento animato alla saga del manga giapponese Kenshiro, una mandria lanciata al galoppo, un bambino su di un cavallo a dondolo e lì nel mezzo, un cowboy scultore in carne e ossa che intaglia sul legno due nativi americani in sella.
Girando per la fiera si vedono ospiti da tutta Italia, con i fantini vestiti con le casacche folcloristiche della propria terra natia. Provo a cercare un novello Marsala, lo storico cavallo di Garibaldi (che sono quasi certo d’aver incrociato) o il napoleonico Marengo in libera uscita oltralpe. Uno sguardo al Jumping Verona, l’unica tappa italiana della Rolex FEI World CUPTM, e sono pronto per tornare verso i binari. L’ultimo sguardo però lo rivolgo alto (davvero alto) verso il cielo. I cavalli devono per forza venire da lì. Nelle loro criniere sono mimetizzate ali piumate. Nell’eredità di ogni loro sbuffo c’è un salto verso quella libertà cui tutti aspiriamo.





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