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Ferrara, Internazionale per tre giorni - foto : Roberto Saviano, ospite della manifestazione © Eleonora Carpanelli
Roberto Saviano, ospite della manifestazione © Eleonora Carpanelli

Ferrara, Internazionale per tre giorni

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Si è svolto a Ferrara, dal 5 al 7 ottobre, il primo Festival della rivista Internazionale. Il settimanale, diretto da Giovanni De Mauro, in edicola dal 1993, si è sviluppato e migliorato negli anni, divenendo, probabilmente, il miglior giornale cartaceo in lingua italiana che affronta la realtà geopolitica attuale, usando, come metodo delle sue analisi, gli articoli della stampa internazionale, selezionati fra almeno 300 testate dei diversi continenti.

Muovendomi in bicicletta cerco di seguire le diverse iniziative organizzate nel centro della città, osservo la moltitudine dei visitatori, le facce sorridenti di questo strano popolo che già dal venerdì mattina ha invaso garbatamente Ferrara.

Al Cinema Apollo banchetti di libri (soprattutto quelli della collana Fusi Orari – i libri di Internazionale), tavolini dove qualche giornalista accreditato sta scrivendo al computer, turisti, giovani. Moltissimi giovani. E’ questo l’aspetto più positivo dell’intera manifestazione: il popolo di Internazionale è un popolo giovane, è un popolo di ragazzi che ha voglia di capire, di ascoltare, di fare domande. Nelle sale superiori del cinema proiettano una serie di documentari. I filmati seguono il corso dell’evento, dal pomeriggio alla sera. Interessante North Korea: a day in the life, di Pietre Fleury, originale e inedita testimonianza di una giornata qualunque di una famiglia operaia di Pyongyang.

In piazza Municipale delle ragazze infilano le bandierine della manifestazione nei cestini delle biciclette e i ciclisti si ritrovano a pubblicizzare gratuitamente l’iniziativa per la città. Le librerie del centro sono piene, il popolo di Internazionale si mischia con i passanti usciti di casa per il fine settimana. C’è il sole, fa fresco. Intanto, davanti al cinema Apollo, il serpentone umano che aspetta pazientemente di entrare, si allunga sempre di più, si incunea sotto i portici di San Romano, occupa l’accesso in via del Carbone.

Gli organizzatori informano tardivamente che la fila è solo per quelli che vogliono le cuffie con la traduzione simultanea. All’interno del cinema la gente non esce, una parte del serpentone viene bloccata. Le conferenze ripartono. I megafoni per chi è rimasto all’esterno vengono accesi solo dalla serata del sabato. L’organizzazione locale è evidentemente nel panico.

E dentro la sala i vari collaboratori di Internazionale si susseguono sul palco. C’è Amira Hass, presentata dalla storica israeliana Raya Cohen, che racconta come l’occupazione israeliana della Palestina si veda dalle piccole cose di tutti i giorni e non solo dalle grandi azioni eclatanti.

Ci sono Arundhaty Roy, Elif Shafak, Efraim Medina Reyes, Goffredo Fofi e Laila Lalami, impegnati in una tavola rotonda sul rapporto fra narrativa e giornalismo. C’è Sergio Romano a colloquio con Ahamed Rashid e con Zuhair al Jezairy che raccontano l’occupazione americana dell’Iraq e la prova generale in Afghanistan. Ci sono Daria Bignardi e lo scrittore Roberto Saviano. E c’è tutto lo staff di Internazionale, dai bravissimi traduttori alla redazione. Li vedi tranquilli, in disparte, lontani dal caos e dalla disorganizzazione locale.

I dibatti, gli incontri e le conferenze sono interessanti, il pubblico partecipa facendo domande. I tanti ragazzi presenti scrivono su blocchi di carta. Si suda. Si ascolta. Si ha la sensazione di far parte di qualcosa di molto intelligente.

Spostandosi per la città passo davanti alla mostra in piazza Municipale del bravo fotografo Francesco Zizola, scatti di un Iraq saccheggiato dalla follia imperante. Al circolo Arci Zuni sono esposte le vignette dei graphic journalism di Internazionale. Gli avventori sorseggiano l’aperitivo e si leggono le strisce. Per le strade c’è molta calca. Il serpentone umano si ingrossa. C’è l’anteprima di Persepolis, il film dell’iraniana Marjane Satrapi.

A metà serata la stessa autrice è costretta ad uscire dal cinema e ad assicurare al pubblico che ci sarà una seconda visione per tutti quelli rimasti bloccati fuori dalla sala.

Internazionale merita questa piazza, merita questo pubblico numeroso, ma non merita la disorganizzazione locale. L’idea del sabato di spostare tutte le iniziative al cinema Apollo è stata a dir poco bizzarra. Concedere spazi così piccoli per una manifestazione del genere è insensato. Quello che se ne può dedurre è che il provincialismo della gestione ferrarese, forse poco esperta di momenti di aggregazione di questo tipo, si aspettava meno spettatori.

Lo stesso direttore di Internazionale, De Mauro, durante la prima giornata, ha ammesso che non prevedevano così tanta gente. Resta comunque sconcertante il fatto che l’organizzazione locale e le strutture istituzionali che hanno appoggiato l’evento, non abbiano pensato a strutture alternative in caso di un affluenza maggiore alle aspettative.

L’ennesima svalutazione di Ferrara da parte di chi detiene il potere. Se si eccettuano le librerie convenzionate con la manifestazione e due enoteche, nessun esercente, nessun commerciante ha sfruttato l’iniziativa. Sarebbe stata una contaminazione positiva e gradita. La città, i suoi abitanti, avrebbero dimostrato che qui, fra queste mura antiche e meravigliose, si tifa per l’intelligenza.

Guardo gli ultimi visitatori prendere la strada per la stazione. Salgo in bicicletta e me ne torno a casa. C’è vento, la bandierina di Internazionale infilata nel cestino sventola lievemente.

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LIBRI

La fine è il mio inizio

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006

Focus Viator – Fifteen safety matches

"Focus Viator – Fifteen safety matches" di Lorenzo Mazzoni - LA Case, 2011



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