Monti Simien. Sono sulla cima di uno dei monti più alti di tutta l’Africa. Tetto del continente nero. Uno dei massicci principali di questa terra, meravigliosa, unica, contraddittoria. Una serie di picchi e altipiani separati da valli fluviali, gole e dirupi e alcuni di questi picchi raggiungono i quattro mila metri.
Etiopia settentrionale, Corno d’Africa. A sei ore circa di volo dall’Italia, dopo uno scalo in Egitto. La temperatura media giornaliera di agosto sfiora i sette, otto gradi. E pensare che siamo vicini all’Equatore.
Sui monti, preceduta da una guida locale e da un omino anziano, dalla pelle del volto rugosa, che imbraccia, con disinvoltura, un vecchio fucile a difendere i viaggiatori da possibili attacchi di banditi che, a quanto pare, sono frequenti qui, girovago sui Simien.
L’atmosfera è bucolica, un po’ spettrale e dal fascino surreale. Il panorama – mi racconta, in inglese, la mia guida – è suggestivo e si spinge lontano, fino ad osservare verdeggianti vallate. Gli credo sulla parola perché oggi, invece, la nebbia, fitta e densa, avvolge tutto.
E’ una sensazione incredibile quella di sapere d’essere in Africa e trovarsi catturati dalla nebbia. Lo sguardo si insinua, a mala pena, nelle piccole fessure di luce che lasciano intravedere lo spettacolo del panorama.
Questo luogo è il risultato di numerose eruzioni vulcaniche. La lava solidificatasi ha creato geometrie di sculture naturali, spessori di tre mila metri, pinnacoli che si affacciano sul paesaggio, camini vulcanici e nel bel mezzo del tutto un enorme parco naturale nazionale la cui superficie si estende per 179 chilometri quadrati. E’ la cosiddetta zona “afro-alpina”.
Mentre passeggio respirando aria pulita e avvertendo l’odore, acre, umido della nebbia, sento chiaramente il cinguettio di molte specie ornitologiche. L’Etiopia accoglie un numero elevatissimo di uccelli.
La mia guida mi fa strada, mentre la guardia armata mi segue senza perdermi di vista. Ci dirigiamo in una sorta di piana e qui, con gli occhi pieni di stupore, osservo un branco di babbuini gelada. Credo siano oltre un centinaio. Tutti dal petto rosso, richiamo sessuale.
Di età varia e, immagino anche di diversa importanza all’interno del gruppo, si lasciano avvicinare, sebbene siano cauti e timorosi dell’eccessiva vicinanza. Si spulciano tra loro, giocano, si accoppiano. E’ un’osservazione, ravvicinata, della vita selvaggia, della natura, di questi animali nel loro ambiente. E’ un privilegio che va apprezzato in silenzio e discrezione.
Ogni tanto, si incontrano anche bambini o adulti proveniente dai piccoli villaggi locali, sia all’interno del parco, sia nei pressi. Vivono quassù. Spariscono nella nebbia all’improvviso per ricomparire altrettanto improvvisamente. Intonano canti etiopi in presenza dei viaggiatori di passaggio e vendono pochi ninnoli seduti sui prati umidi.
Sono il popolo della montagna. I volti espressivi, spesso seganti dall’indigenza, gli occhi penetranti, scuri che incorniciano il viso dalla bella forma ovale. Coperti da pochi indumenti logori.
L’Etiopia, povera e affascinante, ha molto da offrire. Storia, cultura, bellezza, natura e i monti Simien permettono di ammirarla dall’alto in una giornata chiara o di essere fagocitati dal suo afflato al calar della nebbia. In ogni caso è un’esperienza indimenticabile.
Nel film della mia memoria, si ripete una scena. La nebbia, muro bianco, protegge il panorama dal mio sguardo curioso, ma in compenso mi svela i suoi segreti. Cammino attraverso di essa, la respiro, la sento e notando solo le ombre degli alberi, degli uccelli, degli animali, divento anch’io solo il profilo di me stessa. Anche questo è Africa.





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bellissimo racconto di viaggio, Monica…grazie:)
Grazie a te Sandra. Lieta che ti sia piaciuto.