A uno sguardo occidentale viene da chiedersi cosa fanno tutti in giro ad Asmara. Perché non sono a lavorare da qualche parte. Ma poi si fa presto a rendersi conto che la divisione fra lo spazio del lavoro e lo spazio delle relazioni, il chiuso e l’aperto, è una prerogativa delle nostre società e che qui tutto funziona in modo diverso.
Sotto il cielo, ci si incontra e ci si ferma a chiacchierare. Si beve un caffè e si legge un libro. Si aspetta l’autobus e raramente lo si rincorre. Si compra e si vende, e soprattutto si lavora.
Fra le quattro e le cinque del pomeriggio, all’uscita dalle scuole, bambini e ragazzi giocano e si rincorrono per strada, potendo contare sul poco traffico e un alto grado di sicurezza. A volte si picchiano sotto gli occhi di tutti e vengono prontamente fermati dagli adulti che si trovano a passare di lì in quel momento.
Mi è capitato più di una volta di imbattermi in una ruota che rotolava giù per la strada e nel bambino che le correva appresso, o di trovarmi nel bel mezzo di una partita di calcio giocata in sandali sull’asfalto, o ancora di dover schivare una fune che girava mentre due, tre, quattro bambine in contemporanea si impegnavano a saltarla.
Quando cala il sole la notte viene in un battibaleno e gli asmarini si ritirano nelle proprie case. Mentre sulla Harnet road, la via principale, si accendono i lampioni e le insegne di caffè, cinema e ristoranti ad animare le serate di una popolazione assai giovane, le strade della città si fanno buie e tranquille.
Ed è allora che il cielo di Asmara compie il miracolo. Miliardi di stelle si riaccendono, ogni notte, aprendo la finestra su mondi infiniti. Ragazze, coppie e bambini camminano da soli senza timore, col passo sicuro di chi conosce la strada e può contare sulla protezione di un essere che di quel cielo ha fatto la sua dimora. Che si chiami Gesù Cristo o Allah, nessuno dubita della sua esistenza e soprattutto che il merito di quello spettacolo meraviglioso sia suo.
Per tutta la notte, mentre tornano a casa o mentre dormono, sentiranno il richiamo alla preghiera proveniente dalle chiese ortodosse e dai minareti e non ne saranno disturbati. Quei canti soavi, trasmessi dalle onde del vento, giungeranno all’orecchio come un conforto e una coccola in quell’abbraccio di stelle. E anche il più convinto degli atei si fermerà un attimo con lo sguardo all’insù e contemplando quel cielo avrà voglia di ringraziare qualcuno per questo miracolo. (2. Fine)





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