Il primo sguardo su Asmara viene dal cielo. In Eritrea infatti, si giunge solo per via aerea: i presidi militari ai confini col Sudan e l’Etiopia rendono impossibile il passaggio e l’accesso dal Mar Rosso non è da prendere in considerazione.
Si fa scalo al Cairo, si riparte da qui verso mezzanotte e si arriva ad Asmara alle tre del mattino. Il contrasto fra le due capitali viste in notturna non potrebbe essere più evidente: dal finestrino, al decollo, milioni di luci, di strade, di macchine rivelano una città che sembra non finire mai; le pochissime luci che ci accolgono all’atterraggio ci fanno dubitare di essere arrivati nel posto giusto.
Ma appena scesi dall’aereo, mentre ancora si cerca riparo dal vento nelle maniche della camicia, miliardi di luci si accendono sopra la mia testa. Poche città al mondo possono vantare un cielo stellato come quello di Asmara.
La capitale dell’Eritrea, ex colonia italiana, sorge su un altopiano a 2300 metri d’altezza ed è una città pulita, sicura, tranquilla, luminosa. Il contrario di quello che ci si aspetta da una capitale, soprattutto se ci si trova in Africa. Spesso il nostro immaginario della vita urbana nel grande continente è condizionato da immagini di caos, sporcizia, delinquenza e inquinamento. Asmara le ribalta tutte.
Innanzitutto perché è sì una capitale, ma non è una metropoli. Dall’alto della torre campanaria della cattedrale se ne può distinguere nettamente il perimetro e non ci si perde con lo sguardo nelle baraccopoli, come si farebbe altrove, alla ricerca dei confini della città. Non c’è molta immigrazione, non ci sono veri e propri slums, e i rilievi che circondano il centro abitato, se si esclude qualche chiesa ortodossa e qualche pilastro delle telecomunicazioni, non sono edificati.
Da lassù lo sguardo spazia libero sui tetti, sui campanili, sui minareti e poi vola dritto sulle colline, leggero come il vento che accarezza l’altopiano in qualunque momento della giornata e dell’anno e che rende piacevole passeggiare in città anche nelle ore più calde.
Al di fuori della stagione delle piogge, in cui le strade sterrate diventano fiumi e non lasciano molto spazio per la vita all’aperto, il cielo è sempre azzurro e il sole illumina le case e le persone senza mai bruciarle. La brezza leggera rende l’aria frizzante e fa venire una gran voglia di uscire e stare in giro.
Appena si mette il naso fuori di casa ci si rende conto che la vita è lì, per strada. Migliaia di persone si incontrano ogni mattina ai tavolini all’aperto dei tanti caffè dall’insegna italiana e poi si spostano altrove a continuare la loro giornata. Ma l’impressione è che quell’altrove sia comunque all’aperto, perché le strade non si svuotano mai e ogni via è un brulicare di gente.
Le auto parcheggiate, poche, sono comunque sempre di più di quelle in movimento, mentre le biciclette spuntano da ogni lato. Il mezzo di trasporto più diffuso, comunque, restano le proprie gambe. Camminare in compagnia di un asmarino significa fermarsi ogni trenta secondi per salutare qualcuno, siano le dieci del mattino o le quattrodel pomeriggio. Perché Asmara è così, è come un piccolo paese. (1. Continua)





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