È immerso in un verde smeraldo. Spunta dalla vegetazione con la sua struttura semplice e importante. Stai entrando nell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, fondato da Sant’Alberto intorno all’anno mille, e già assapori la storia e la tradizione incastonata nelle mura della costruzione.
Discendi le scale strette e giungi alla chiesetta vecchia. C’è un gioco stupendo di colori e luci negli affreschi medievali che ricoprono totalmente le pareti. Non sai dove guardare, più ti giri e più ti sembra che i colori si mischino esplodendo in una bellezza totale. Fai foto, lasci che il flash illumini le tonalità accese dei muri. Avanzi fino all’altare e ti siedi su una panca in legno. Ascolti rumori sottili, senti il refrigerio posarsi paziente su di te.
Qualche pensiero accennato e circolare, prima di ripartire nella visita. Di là, oltre la porta, c’è un altro spazio parallelo alla chiesa. Una sorta di cripta. Qui ci sono le raffigurazioni delle tre personalità che hanno segnato la storia di questo luogo. Su una parete due quadri con Don Luigi Orione e Frate Ave Maria. Davanti, invece, la statua in cera di Sant’Alberto contenente le reliquie.
La parte più sensazionale di tutto l’eremo deve ancora venire. Dopo la cripta si apre un’altra porta. Due frecce sul muro indicano la stanza di Frate Ave Maria sulla sinistra e la sua tomba sulla destra. Pochi passi veloci e ci sei. Entrare nella stanza in cui ha vissuto il frate dal 1923 al 1964, data della sua morte, da emozioni forti.
C’è un’energia profonda che ti pervade. Sembra di percepirlo ancora lì. Sembra non se ne sia mai andato da quel luogo che è stato la sua casa per quasi tutta la vita. C’è una teca contenente gli oggetti usati da lui, la sua macchina da scrivere, il suo piccolo pianoforte, i suoi scritti. Il letto, con lenzuola gialle e bianche, è inondato di bigliettini e messaggi dei devoti. “Ci manchi Frate Ave Maria, proteggici da lassù, dove sei ora”.
Non è semplice contenere la commozione pensando alla bellezza e alla qualità della vita vissuta dal frate: una vita per amare e aiutare il prossimo, cibandosi della gioia e della speranza regalata agli altri. Cosa chiedere di più?
Vai anche sulla piccola tomba in pietra con le spoglie terrene del frate. Prendi della immaginette. Le metti in borsa. Ti senti più protetto. Esci sulla terrazza di nuovo. I colori del panorama sembrano nitidi. C’è pace in quel vento che non smette di scompigliare le fronde verdissime degli alberi. Forse è Frate Ave Maria che ringrazia e ci saluta per la visita a casa sua.





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C’è un candore di fondo in quello che leggo e, forse, qualche cosa di vero c’è nel pensiero che lui sia ancora dove ha vissuto.
Se non nella stanza Lui è “presente”in chi lo cerca, in coloro che in quel luogo,sanno di potersi confidare con lui.come se, così facendo, potessero essere ascoltati.
caterina
Cara Caterina, ti assicuro che c’era qualcosa, qualcuno di estremamente profondo in quel momento, quando sono entrato nella stanza di Frate Ave Maria per la prima volta. Auguro anche a te di poter andare un giorno in un posto tanto bello, quanto lontano dal “nostro” mondo. Fabio