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Eko-Spreca ’07, maratona per la vita - foto : Giovani concorrenti della Eko-Spreča ’07 © Luca Ferrari
Giovani concorrenti della Eko-Spreča ’07 © Luca Ferrari

Eko-Spreca ’07, maratona per la vita

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Sono l’ultimo dei bambini. Cammino spedito dietro a loro. Sono dentro la maratona Eko-Spreca ’07, Bosnia. Sto proseguendo lungo il tragitto che va dalla scuola “Sveti Sava” (San Sava) di Kakmuž (municipalità serba di Petrovo) alla scuola elementare di Donjia Lohinja (municipalità musulmana di Gracanica).

Dietro di me, il corteo di mezzi di pronto intervento. Davanti a me, le nuove generazioni. Sono l’ultimo testimone di questo “esercito” bianco.

La prima serata in Bosnia è all’insegna della festa. Accolti nella scuola elementare di Kakmuž, con le sonorità di Sono un italiano, fra una portata e l’altra vengono proiettate le immagini di bambini bosniaci venuti recentemente in Veneto grazie al Progetto Scuola…Ponti di Pace 2007, realizzato dal Comitato di sostegno alle forze e iniziative di pace dell’entroterra veneto.

Fra le varie portate offerteci, spicca la pita, un tipo particolare di torta salata. In particolare c’è la versione al formaggio, sirnica (da sir: formaggio), ma esiste anche con carne, patate, zucca, spinaci.

Abbonda l’immancabile rakija, un distillato di frutta (tipo susine, pere, etc.) che i nostri ospitanti continuano a versarci. Per il sottoscritto che al massimo beve succo di mela oltre all’acqua, sarà un impresa respingere le “cariche”.

Riesco per un po’ a far valere le mie ragioni. Alla fine però, con lo stomaco pieno e un sonno stellare, gli regalo la soddisfazione di vedermi mentre ne bevo un bicchiere tutto d’un fiato.

L’indomani, di primissima mattina, siamo già a sistemare i posti di ristoro, controllare il tracciato, allestire lo stand per le (molte) iscrizioni della maratona. Sono previsti autobus dai paesi in cui operano gli altri comitati italiani (Doborovci, Pribava, Orahovica, Škahovica, Soko e Babici), con potenziali concorrenti.

Sono arrivati per partecipare anche due militari polacchi dell’EUFOR. Parlano un po’ d’inglese, uno di loro anche il russo. Non dicono molto, però sono cordiali.

Il sole nel frattempo rimane immerso in una nebbiolina ghiacciata. Sembra una fiacca palla dorata in mezzo alla nebbia.

Il freddo punge. Nei miei Doctor Martins targati 2001, le dita dei piedi si confondono fra di loro. Riesco a recuperare almeno un altro maglione. Non ne beneficiano le mani. L’unico paio di guanti che ho, coprono solo metà dita.

Montata l’insegna “Start” e il gazebo con la scritta “Prijave” (iscrizione), iniziamo il lavoro di ricognizione del tracciato. Ci dividiamo le postazioni. Superiamo la piccola stazioncina sulla quale è raffigurato un moderno cavallo azzurro. A pochi passi, c’è anche uno sgangherato segnale di passaggio a livello.

Per iniziare la maratona, bisognerà aspettare che passi il treno delle 11.30. Attraversato, il binario, facciamo poche decine di metri e arriviamo al ponte sul fiume Spreca.

Nostro compito principale è impedire che qualche partecipante esca dal tracciato. Lì, attorno alle sponde, dorme qualche mina.

Il tempo di tornare, e il campo della scuola è decisamente più affollato. Bambini, bambine, ragazzi e ragazze vestiti nei modi più disparati. Alcuni ci guardano con curiosità. Alcuni piccoli vengono da me e conversiamo in inglese. Parliamo di calcio. A uno piace Pippo Inzaghi. Io gli spiego che preferisco il calcio inglese.

Mentre li ascolto, mi sorge spontaneo pensare che futuro avranno. Vivranno altre guerre? Pagheranno le colpe di altri spregevoli esseri umani? E io che posso fare? Domani tornerò nel mondo delle comodità.

Il tempo passa, ed ecco che tutti i partecipanti (per le categorie under e over 15, maschile e femminile) indossano sopra i propri indumenti la maglietta bianca. Appena mi vedono che armeggio la digitale, si mettono in posa in gruppo e si fanno fotografare.

Prendo postazione piazzandomi subito dopo il ponte. Guardo nervosamente l’orizzonte in attesa che arrivino. Poi finalmente vedo arrivare i primi. Sono un gruppetto di cinque ragazzi. Sono i più grandicelli.

Quelli che arrivano dopo sono vestiti decisamente più “casual”. Alcuni camminano. Qui non conta proprio vincere. Conta esserci.

Aspetto che passino tutti, dopodichè anch’io inizio la mini-maratona. Provo la sensazione di essere in mezzo alla Storia che conta.

Si tramandano troppe guerre e troppo pochi innocui sorrisi. Le strade sono tutte bloccate. Passano loro. Corrono i bambini. Il tracciato è una mezza sterrata fra i campi. A metà tragitto, si entra nella strada principale dove la polizia locale non fa passare nessuno. Passano loro. Passano i bambini.

Nel mio camminare spedito, riesco a riscaldarmi. Lungo il percorso setaccio gli sguardi di occasionali spettatori. Ancora una decina di minuti a sgambettare e vedo il cortile della scuola di Donjia Lohinja con la scritta “Cilj”, – arrivo – .

C’è clima di grande festa. Il sole è in pole-position e alcune ragazze restano in maniche corte. A gruppetti, ragazzi e ragazze si distendono per uno scampolo di abbronzatura.

I giovani atleti vengono rifocillati a dovere con panini e succhi di frutta. Poi il momento della premiazione con coppe per i primi tre classificati nelle quattro categorie.

Ogni vincitore viene salutato con urla di gioia. Balli e karaoke guadagnano poi la platea. Le volontarie italiane si fanno istruire sui passi dei balli locali. Si va avanti così per un’oretta abbondante, poi cala il sipario sulla terza edizione della Eko-Spreca.

Oggi siamo tutti vincitori. Festanti e felici. (2. continua)

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LIBRI

E se Fuad avesse avuto la dinamite?

"E se Fuad avesse avuto la dinamite?" di Elvira Mujcic - Infinito, 2009

Intervento Umanitario e Missioni di Pace

"Intervento Umanitario e Missioni di Pace" di Marco Mayer - Carocci, 2005



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