Di una delle statue che compongono la sontuosa fontana berniniana di Piazza Navona a Roma, non è possibile osservare il volto perché coperto da un velo. E’ il fiume Nilo di cui, al tempo dell’edificazione, non era ancora stata scoperta la sorgente. Il mio viaggio vuole risalire lungo quel cammino fluviale, per svelare il fascino e mistero l’Egitto.
Atterrata a Il Cairo carica d’attesa, l’immensa megalopoli (circa otto milioni di abitanti, che vanno sommati agli oltre quindici che risiedono nell’area metropolitana) mi accoglie con un caos tipicamente occidentale. Senza dimenticare l’eterno connubio tra Vita e Morte.
Da un lato vengo risucchiata nei labirinti del mercato di Khan El Khalili, dall’altro resto stordita dal caleidoscopico mix di colori e profumi che lo compongono. Ma basta fare pochi passi per scoprire un’imponente muraglia che racchiude un cimitero come fosse una medina.
E’ la città dei morti. La struttura dei complessi funerari (una “cripta” riservata ai maschi della famiglia, una alle donne, una “camera ardente” per i parenti in visita) ancora oggi è abitata da famiglie poverissime.
Per potermi preparare meglio alla risalita “storica” del fiume, è doverosa una visita al Museo Egizio. E’ un tuffo nella Storia, indispensabile per riuscire a comprendere non solo la complessa gerarchia sociale dell’epoca, ma anche fornirmi un veloce vademecum delle numerose divinità del pantheon egizio.
Spingendomi in periferia, ecco le punte delle piramidi. Dalle dimesse stanze funerarie della città dei morti ecco che mi si parano, perfettamente integrate nel contesto del Cairo, le tre spettacolari tombe della piana di Giza, difese dall’imperscrutabile e sempiterna Sfinge.
Il mistero della loro disposizione (che ricalca esattamente quella delle stelle della “cintura” di Orione, dove gli egizi pensavano risedesse il dio Osiride) ha fatto pensare persino all’opera di una mano extraterrestre.
Ma ora davvero intraprendo il mio viaggio sul fiume. Sospesa tra le atmosfere raffinate dei personaggi di Agatha Christie in Delitto sul Nilo e quelle avventurose e spericolate di una novella Indiana Jones. Come a Oriente nasce il sole e la vita, così sulla riva est del Nilo vedrò tutti i templi dedicati a divinità e faraoni leggendari.
E come a Occidente calano le tenebre, così scorgerò la Valle dei Re e delle Regine, che custodisce ben sessanta tombe di regnanti del Vecchio e Nuovo regno.
Prima tappa, Luxor. Dapprima sono al tempio del dio sole Amon Ra e della sua compagna Mut. Ma è il tempio di Karnak (così tante volte citato nei libri di egittologia), le centotrentaquattro colonne a mo’ di papiro che conducono al suo ingresso, il lago all’interno del tempio a togliermi il fiato.
Ma che fanno quelle ragazze che girano attorno a quell’immenso scarabeo portafortuna? Il mistero è presto svelato: tre giri attorno ad esso faranno sposare la donna entro l’anno. Sette giri valgono una visita della cicogna.
La mia avventura continua: la corrente del Nilo spinge la mia feluca (tipica imbarcazione locale) verso le meraviglie nascoste dell’Egitto.





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