Ecuador. Una spedizione in una delle regioni più remote della foresta amazzonica. Si parte dalla cosiddetta “porta dell’Amazzonia”, ovvero dalla città ecuadoriana di Puerto Francisco de Orellana. Nome in ricordo del conquistador spagnolo che per primo si avventura in questa regione nel 1543. Città, però poco raccomandabile, secondo la maggior parte dei viaggiatori che la visitano.
Oggi, tutti la chiamano semplicemente El Coca, dal nome del grande fiume che la attraversa. Caotica e pericolosa, nasce dal nulla nel cuore della foresta per ospitare le famiglie operaie delle compagnie petrolifere della regione e cresce disordinatamente con l’arrivo di coloni, campesinos e indios delle varie tribù locali in via di integrazione.
Conta circa diciassettemila abitanti, se non di più, ammassati in una sorta di gigantesca bidonville. Fatta eccezione per la strada principale, tutte le altre vie sono sterrate, polverose nella stagione secca e fangose in quella delle piogge, nonché prive di nome.
Eppure, ormai da qualche anno, qui il numero di turisti è in costante crescita, così alberghetti e ristoranti di dubbio gusto si moltiplicano. La deforestazione ha progressivamente spostato, sempre più a oriente, la frontiera dell’Amazzonia, e oggi El Coca è praticamente l’ultima grande città prima della selva. Il luogo da cui partono le escursioni e le spedizioni per il parco dello Yasuni.
Nato nel 1979 a tutela dei territori di caccia degli Huaorani, le ultime comunità indios, il parco dello Yasuni, con i suoi oltre novecentomila ettari di superficie, è una delle più grandi aree protette dell’Amazzonia.
Nei suoi confini sono racchiusi, parzialmente o totalmente, i bacini di numerosi grandi fiumi, come il Curaray, il Cononaco, il Nashino, lo Yasuni, il Napo e il Tiputini, oltre ad una infinita ragnatela di corsi d’acqua minori.
Il territorio protetto è così esteso che al suo interno si alternano diversi tipi di habitat, sebbene tre di questi siano i principali. Le “terre firme”, ossia i tratti di foresta sui rilievi collinari più elevati che non vengono mai sommersi neppure dalle frequenti alluvioni, le “varzea”, foreste di pianura inondate periodicamente dalle piene, e le “igapò”, le depressioni allagate in misura quasi permanente.
Grazie a tale varietà, la regione dello Yasuni è una delle più ricche al mondo per biodiversità. Qui sono presenti praticamente tutte le principali specie amazzoniche, giaguari, arpie, bradipi, tapiri, formichieri, anaconda, scimmie e pappagalli di ogni varietà, caimani e delfini d’acqua dolce.
Il parco è al centro di una più estesa rete di aree protette che tutelano, almeno sulla carta, una vastissima porzione di foresta pluviale primaria tra l’Ecuador, il Perù e la Colombia.
A sud c’è la riserva Huaorani, a nord la riserva biologica di Limoncocha e a occidente la riserva faunistica di Cuyabeno, dove vivono gli indios Siona, Secoya e Cofan. Insomma, un tripudio di natura e di popoli.




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