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Ecuador, alla scoperta degli Huaorani - foto : Ecuador, donna della tribù degli Huaorani © Gianfranco Corino
Ecuador, donna della tribù degli Huaorani © Gianfranco Corino

Ecuador, alla scoperta degli Huaorani

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Il minuscolo villaggio appare davanti all’improvviso. La foresta impenetrabile, che sembrava non finire mai, si apre finalmente su una grande radura disboscata lasciando rivedere l’azzurro cielo, finora oscurato dalla volta della foresta, trenta metri che sovrastano le teste dei viaggiatori. Ecuador, Sudamerica. E’ qui che ci troviamo.

Abbandonate le canoe, unico mezzo di locomozione per giungere fin qui, su una spiaggia del rio Yasuni, si prosegue a piedi aprendosi un varco con il machete nel muro compatto della foresta.

Un viaggio tremendo e pieno di disagi, per il suolo perennemente inondato, ma anche per l’afa soffocante e il tormento incessante degli insetti.

Un viaggio difficile, ma intenso, suggestivo, emozionante. Un viaggio che non si dimentica. Le possibilità di trovare un villaggio di indios Huaorani sono scarse.

Eppure, grazie alle straordinarie capacità delle locali guide, i viaggiatori si trovano, adesso di fronte ad uno degli ultimi accampamenti dei piccoli cacciatori nomadi della foresta.

Siamo in uno degli angoli più remoti dell’occidente amazzonico, nel cuore del gigantesco parco Yasuni, sul confine tra l’Ecuador e il Perù. Un luogo di una bellezza selvaggia e primordiale, dove la foresta si estende a perdita d’occhio in qualunque direzione si posi lo sguardo.

Proprio in queste inaccessibili vallate vivono le ultime tribù nomadi di Huaorani, una popolazione indios tra le più minacciate dell’Amazzonia a causa della progressiva distruzione dell’ambiente, che nello Yasuni, grazie all’istituzione di questa immensa area protetta, ha potuto limitare i contatti con il mondo esterno e mantenere inalterate le proprie tradizioni di cacciatori nomadi.

Una sorta di mondo perduto, privo di strade e totalmente disabitato. La guida Huaorani precede il gruppo di visitatori occidentali per andare a parlare con gli anziani e ottenere il permesso di sistemare le tende nelle vicinanze del villaggio.

Per stimolare una risposta positiva, su suggerimento dell’accompagnatore, si regala agli indigeni dello zucchero, molto apprezzato qui.

L’intersa comunità accoglie i nuovi arrivati. Una dozzina di persone in tutto si accalca attorno ai viaggiatori, così diversi. Gli Huaorani, genuinamente curiosi, osservano, toccano, sorridono, fanno a gara per richiamare l’attenzione dei bianchi. E’ come un gioco tra bambini che si scoprono.

Secondo le loro tradizioni, i componenti di un clan vivono tutti insieme all’interno di un’unica grossa capanna, in grado di ospitare fino ad una ventina di persone.

Questo popolo conduce uno stile di vita nomade e basa la propria sussistenza sulla caccia, la pesca e la raccolti di frutti, per cui sono costretti, in media ogni tre o quattro mesi, a spostare il villaggio in zone più ricche di alberi da frutta e selvaggina.

La capanna ha una forma sferica ed è divisa in diversi settori a seconda delle esigenze. Il cuore della casa è un piccolo fuoco che arde costantemente, intorno al quale si discute, si danza, si scherza e si risolvono i problemi. E’ tenuto sempre acceso, anche di notte, e viene utilizzato per affumicare la carne e tenere lontano i famelici mosquitos.

Più in disparte, si trova la zona notte con le amache ordinatamente disposte. In cucina fanno bella mostra di se una serie di contenitori realizzati con grossi gusci svuotati e pochi utensili metallici regalati dai pochi bianchi di passaggio.

Gli Huaorani sono come bambini, sempre sorridenti, sempre in movimento, sempre attenti e curiosi nei confronti delle “diavolerie” tecnologiche occidentali. A gesti ci si comprende ed è meraviglioso come, nei luoghi più remoti del pianeta, due mondi si incontrino e dialoghino.

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