Oggi, a decine di migliaia di anni dal primo volo di Icaro, la possibilità di sorvolare la Terra, guardando il mondo da una prospettiva che è privilegio unico degli uccelli, è ancora attuale, anzi, sta per diventare realtà sui monti della Basilicata. Esiste nel cuore della regione, un parco naturale, un luogo di suggestione che da una parte attira il visitatore, dall’altra quasi lo inquieta per la maestosità delle vette aguzze e frastagliate del Parco Naturale delle Dolomiti Lucane, risalenti a 15 milioni di anni fa, in cui domina una natura costruita da rocce arenarie, sagomate dagli agenti atmosferici.
Da un lato della valle, gigantesche sculture naturali circondano chi si addentra nella storia millenaria: sono le “sentinelle” della città-natura di Castelmezzano, uno dei borghi più belli d’Italia, caratterizzato dal tema della roccia che si articola e si mescola con la dimensione domestica, per cui non è difficile trovare connubi diretti tra la rupe e le singole case.
Dall’atra parte della valle, Pietrapertosa, a oltre mille metri di altitudine, con le case costruite utilizzando la stessa pietra grigia dei monti circostanti che danno la sensazione di essere incastonate nel ripido declivio. L’aria nei due comuni è tersa e pungente e il suono delle campane ritma il lento scorrere delle giornate, mentre il paesaggio sembra quasi stonare con il dialetto meridionale. Alle inquietanti e frastagliate vette dolomitiche, gli abitanti dei due paesi, hanno dato nomi fantasiosi e familiari, forse per mitigare in qualche modo la grande sovranità della montagna, quali: “L’incudine”, “La grande madre”, “L’aquila nera”.
E proprio come le aquile di pietra riconoscibili nelle guglie, oggi è possibile volare da una parte all’altra della valle, dal comune di Castelmezzano a quello di Pietrapertosa e viceversa, in un solo minuto, grazie al primo impianto di spostamento aereo su cavo: “Il Volo dell’Angelo”.
Il “Volo dell’angelo” è infatti un filo di acciaio di un chilometro e mezzo circa di lunghezza che collega i due paesi con un dislivello medio di 130 metri dal punto di partenza al punto di arrivo, grazie al quale il “viaggiatore” può percorrere la distanza tra i due Comuni con una speciale imbragatura e scendere lungo il cavo con una velocità di 120 chilometri orari, sospeso a 400 metri di altezza.
Infrastrutture simili erano già presenti in Francia, ma quella italiana, oltre ad essere la prima del nostro paese, è anche l’unica per maestosità del paesaggio sorvolato, per l’altezza e per la velocità raggiungibile.
A partire dal 7 luglio 2007, data d’apertura dell’impianto, sono già un centinaio le richieste pervenute alla Società Consortile Pubblica, costituita dalla Comunità Montana del Basento e dai due Comuni, che gestisce l’attrazione. Il primo a lanciarsi è stato Philippe Voiroin, collaudatore di professione, che casco in testa, occhiali, imbracatura al filo d’acciaio, sospeso nel vuoto per oltre mille quattrocento metri, come un proiettile umano, ha toccato la velocità di 120 chilometri all’ora.
Da oggi i due piccoli centri, Pietrapertosa e Castelmezzano, uniti dalle maestose bellezze delle incontrastate Dolomiti Lucane, avranno un ulteriore collegamento voluto dall’uomo, grazie al quale molto probabilmente sarà in grado di portare avanti un importante discorso di attrazione turistica, nel pieno rispetto della natura. “Il Volo dell’angelo”, infatti, costituisce una vera e propria vetrina per il territorio, un modo nuovo per penetrare in un sito ambientale di grande valore, ma senza opere invasive, un sistema di trasporto innovativo e veloce insomma, che fa guadagnare tempo e non inquina l’ambiente. Una sola dotazione è richiesta: una buona dose di coraggio.





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