Dentro la conca di Selvapiana. Nel Comelico. A guardare il verde diradarsi via via che sale verso altitudini sempre più elevate. Giocare a chi corre più veloce con il torrente Risena. Puntare sempre più in alto con lo sguardo, fino a toccare le cime inarrivabili. Lì dove, il sole pare a portata di mano.
Punto base di partenza per gite, e teatro privilegiato per pic-nic, il Rifugio Lunelli (1566 m. sul livello del mare), poco distante da Padola di Cadore, è raggiungibile sia a piedi sia in macchina, attraverso una piacevole strada per metà immersa del bosco, fino a sbucare fuori dalla macchia da dove si può godere delle vette dolomitiche del gruppo del Popera, a due passi dalle terme delle Dolomiti.
Il rifugio venne costruito poco dopo la fine della II Guerra Mondiale, tra il 1948 e il 1949 dalla Regola Comunione Familiare di Casamazzagno per scopi agro forestali, con il nome di Villa Cecilia. Quando nel 1955 la famiglia Martini Barzolai (tutt’ora proprietaria) prese in gestione la proprietà, cambiò il nome e venne intitolato, nel 1966, all’alpino Italo Lunelli,
Questi, valoroso soldato italiano che si batté per la propra nazione contro gli Austriaci, conquistò uno dei punti più maestosi della zona. Il Passo della Sentinella nel 1916.
Dentro il rifugio, sembra di ritornare dietro di svariati decenni. Oggetti rinvenuti della I Guerra Mondiale. I vecchi sci utilizzati dagli Alpini (il celebre corpo di fanteria dell’esercito italiano), le racchette da neve. Cimeli di un mondo che rivive ancora nei reperti e nelle storie che di generazione in generazione vengono tramandate. Quelle che non si leggono sui libri di storia.
L’aria è fresca. Le nuvole coprono la sommità della montagna. Non riesco a vedere il tetto rosso del Rifugio Berti. Rivolgo allora i miei pensieri verso la Forcella dei Camosci. Su quest’ultima c’è bisogno di gente esperta per salirci, e raggiungere Cadin dei Tocci (2489 m.). Mi inquieta osservare, seppur da lontano, il sentiero così esposto.
Mi perdo un po’ nel bosco, e invece di seguire le indicazioni di qualche tecnologica bussola, mi affido alla voce del Risena. La stagione è ancora buona per i funghi. Pianticelle di fragole e mirtilli rinverdiscono sapori affogati nella panna. Non faccio tempo ad avvicinarmi a un alto formicaio, che subito le sue minuscole abitanti cominciano a correre freneticamente. Le lascio tranquille, e mi allontano.
Tra non molto arriverà il freddo. La neve cadrà, e dovrò aspettare almeno sei mesi prima di tornare in queste lande. Fare leva sui miei occhi, e dare il semaforo verde ai muscoli delle mie gambe. Il resto è una pergamena sempre vergine, che aspetta che il richiamo della montagna trovi un eco di risposta.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




