Un brusio simile a un ruscello che d’improvviso compare fuori dalla ripida roccia. Uno sguardo frenetico tutt’attorno per capire. La meraviglia diventa realtà a poche decine di metri da me. Un intero branco di camosci scende dalla montagna, facendo tremare la terra. Un intero branco di camosci cavalca verso la vallata.
Smaltita la fatica dopo aver conquistato il Fonda Savio (2357 m.), rifugio situato sopra il lago di Misurina (BL), inizia la rilassante discesa. Un modo nuovo per rivedere l’appena sudato panorama. Un mondo capovolto dove tutto mi appare più fresco e meno stancante. Il freno è allentato. Si scende giù spediti.
Seppur le strade di montagna siano costellate di cartelli che indicano la possibilità di attraversamenti dei suoi abitanti più corposi, in più di trent’anni di esperienze ad alta quota, a parte qualche scoiattolo, non m’è mai capitato di vedere qualche animale allo stato brado. Almeno fino a ora.
Staccato da un gruppo di turisti, il solo rumore che occupa il mio udito sono le scarpe mentre calpestano le pietre. C’è silenzio. Forse anche troppo. E in natura, quando il volume è al minimo, qualcosa sta per succedere. La risposta arriva qualche secondo dopo. Un rumore di terra irrompe tanto delicato quanto minaccioso.
Cerco di capire la direzione. Con il Fonda Savio fronte a me, sui Cadini di Misurina alla mia destra, vedo l’impossibile prendere forma, e pelliccia. Un intero branco di camosci (rupicapra, è il più piccolo tra i rappresentanti della sottofamiglia dei Caprini) galoppa spedito dalla montagna. Probabilmente in cerca di cibo. O forse sta scappando da una minaccia. Nel mio guardare senza fiato, scorgo più lontano un altro animale che potrebbe essere un pericoloso gatto selvatico.
Il branco corre. Oltre a me, qualche altro turista è impietrito di fronte a un simile spettacolo. Gli animali alpini si accorgono della nostra presenza e la maggior parte degli esemplari cambia direzione. I due in testa continuano invece, e finiscono per attraversare il medesimo sentiero da me appena solcato, per poi sparire nel verde della vegetazione.
Faccio più scatti possibili, ma l’emozione è troppa. Assisto con la pelle d’oca all’inarrestabile trotto di questi magnifici animali dalle tipiche e piccole corna nere. Abbandono il tracciato segnato per vedere se riesco a scorgerli altrove. La zona è piena di caverne. E’ da lì che presumo siano sbucati, e dove, magari, si sono forse già rifugiati per evitare qualche spiacevole incontro.
Il panorama riprende il suo corso. Il resto del mio cammino è viziato. Non riesco a pensare ad altro. Aspetto l’arrivo di qualche gitante per condividere quanto appena esploso nella mia anima più visiva. Negli occhi di una ragazza ancora elettrizzata per il contatto ravvicinato, rivedo tutta più dolce e sincera meraviglia di quanto la Natura ha appena saputo donare.
Cammino ancora. Sulla scia che mi conduce ai luoghi incontaminati del bosco.





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Fantastico Luca, come sempre fantastico! Ho visto e sentito anche io i camosci insieme a te, leggendo questo articolo! Grazie!
GRAZIE! Leggendo mi sono ritrovata sulle Dolomiti. Una vacanza indimenticabile. Nel mio caso, furono le marmotte con il loro fischio da “sentinelle di vedetta” a sorprendermi.
Ho ri-vissuto il silenzio e la magnificenza dei luoghi.
Cia Marzia, grazie per il commento. Le Dolomiti sono davvero una miniera di incredibili ed emozinanti sorprese. ciao ciao