Nel tratto più stretto dell’Øresund, tra Danimarca e Svezia, sorgono due città gemelle, Helsingør ed Helsinborg, la cui fortuna storica è stata, tuttavia, ben diversa.
Infatti, se Helsinborg resta un oscura città industriale della Scania, ad Helsingør un poeta inglese del XVI secolo ambientò il suo capolavoro: la storia del principe Amleto di Danimarca. Quell’uomo si chiamava Shakespeare e ribattezzò la città Elsinore.
Situata nella punta settentrionale dello Sjelland, una cinquantina di chilometri a nord di Copenhagen, Helsingør è una città dalla storia gloriosa, a metà tra la leggenda e la realtà ed il suo castello ne è l’esemplificazione concreta.
Il Kronborg Slot, il castello di Elsinore, non è né il più bello dei numerosi manieri danesi, né sarebbe il più visitato tra essi se non fosse per la tragedia del Bardo; ma se Kronborg era già celebre ai tempi di Shakespeare, un motivo deve pur esserci.
Fu Erik di Pomerania a costruirlo nel XV secolo e con delle intenzioni ben precise. L’ Øresund è la porta d’accesso al mar Baltico e il re scandinavo intuì che il suo possesso rappresentava una possibile fonte di guadagno.
La Danimarca impose così una tassa di passaggio a tutte le imbarcazioni riempiendo le proprie casse e permettendo il prosperare della città sullo stretto. Chi non voleva sottomettersi veniva affondato a cannonate.
Controllando la via dell’ambra ed i trasporti russi, Elsinore divenne realmente un centro di potere, intrighi e corruzione degno di essere rappresentato artisticamente.
La cupa architettura del castello, d’altro canto, lo rende scenario ideale per la tragedia d’epoca elisabettiana, allo stesso tempo protagonista e sfondo di vicende torbide e terribili.
È quasi certo, però, che Shakespeare non visitò mai Helsingør, ma ne ebbe notizie indirette tramite alcuni trattati storici e, forse, grazie ai racconti dei marinai che dall’ Øresund erano passati.
Pare, invece, che un autentico Amleto sia esistito. Secondo alcuni, infatti, il Bardo ricostruì la sua vicenda partendo dal libro “Histoires Tragiques” di François de Belleforest, che narra proprio gli intrighi della corte danese nel XIII secolo.
L’austerità del castello, le sue lunghe e lugubri sale, le sue camere essenziali e spoglie sembrano adattarsi alla perfezione ai versi del drammaturgo inglese e si ha come l’impressione di riconoscere i luoghi stessi della tragedia.
È uno strano fenomeno di suggestione che prende i turisti, ai quali sembra apparire il fantasma di Claudio che passeggia nella torre del re, o sembra di assistere al duello finale nel grande salone dell’ala sud.
Per un gioco del destino, i luoghi che il Bardo immaginò senza conoscere hanno acquistato consistenza e realtà proprio grazie alla sua poesia. E impagabaili sono le sue rappresentazioni che annualmente si tengono nel cortile della fortezza.
Oggi Helsingør è una tranquilla cittadina portuale di passaggio tra Svezia e Danimarca, che vive principalmente del turismo di transito; ma Helsingør è anche una città dedicata alla tragedia più nota del mondo.
Ogni luogo e negozio rimanda all’eroe tragico, in un gioco esasperante di finzione mescolata a realtà, attraverso il quale, però, si può intravedere una malcelata nostalgia per quei tempi sì tragici, ma pure gloriosi.
Per questo merita una visita Helsingør e il suo castello, perché i suoi cannoni non fanno più paura, ma la sua magia non si è esaurita e contagia tutti coloro che sono disposti a credere ancora ad Elsinore ed al suo figlio Amleto.





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