Alleghe, la cabinovia per i Piani di Pezzè © Alessandro Voltolina
L’altezza gioca un fascino non indifferente. Fiumane di discesisti si godono gli impianti di risalita da Alleghe (BL) verso vette immacolate. Provo a far sì che la massa si esaurisca (facile a dirsi) e vivere il mio tragitto, da buon cercatore solitario quale mi fregio d’essere, in un perfetto e mirabolante assolo.
La tecnologia mi sorprende sempre. Resto a pensare qualche minuto dinnanzi a questo possente cavo cui sono attaccate tante piccole cabine. Sono uno dei rarissimi “bipedi” senza sci. Troppa la ruggine accumulata in questi anni per potermi affidare a reminescenze adolescenziali di quando sfrecciavo su e giù per il Cadore. A farmi compagnia alla fine, ci sono un papà e il suo figliolo.
Abbiamo appena cominciato a salire che l’impianto si blocca. Nulla di grave. Un normale calo di tensione. E noi fermi là. A ciondolare. Ok, lo confesso. Non sono un grande amante degli spazi chiusi, ancora di più quando i miei piedi non toccano terra. Dopo qualche secondo di assestamento, la mia voglia esplorativa “rompe” il muro dell’inquietudine, e passo oltre. Il vento rimbalza delicato sul finestrino di fuori, un orologio quest’ultimo dal meccanismo musicale.
Purtroppo i vetri della cabinovia sono troppo spessi per lanciarsi in fotografie. Qualche scatto di prova mi mostra l’inefficacia dell’operazione. Mentre la voce fanciullesca chiede a ragione “papà, perché siamo fermi?”, perquisisco tutte le latitudini dalla mia provvisioria postazione. Sarà l’unica sosta imprevista. Dopo poco più di un minuto la corsa riprende.
Parlando con i miei due compagni di (breve) viaggio, scopro che i Piani di Pezzè sono raggiungibili anche in macchina, o a piedi. Anche se ho già pagato il biglietto del ritorno, ci faccio comunque un pensierino. Continuo a salire e il paese scompare definitivamente dal mio orizzonte. Il bosco sale in cattedra prendendo in possesso il panorama. Vorrei potermi calare con una corda, e partire alla scoperta di mondi inesplorati, facendo perfino la conosenza di qualche Avatar Crowiano .
Seguendo il percorso sulla mappa scopro che alla mia destra c’è una signora montagna. Trattasi del Coldai (2403 m.), separato da una forcella dall’ancor più imponente Monte Civetta (3220 m.) il cui lato nord-ovest è caratterizzato da un’impressionante parete verticale (ribattezzata per l’appunto “la parete delle pareti”) con un dislivello di oltre mille metri e una lunghezza di circa 4 km, tra la “cima Su Alto” e la “Torre Coldai”.
Ci vorrebbe qualche (e più di una) lezione di alpinismo per arrivare fin lassù. Intanto sono in cima, e posso finalmente abbandonarmi a un soffice contatto. Ho un debole per il rumore di scarpe sul terreno ricoperto di neve. Sembra un abbraccio col sapore di dolciumi. Immaginate di camminare su un’immensa distesa di pandispagna appena sfornato, con la crosta croccante, e carpirne il sapore a ogni passo.
Il sole splende. C’è parecchia gente. Una passeggiata mi porta al Rifugio Pian di Pezzè e alla Baita Scoiattolo; da lì c’è la seggiovia (per i bambini) per Prà della Costa (1786), e quella più alta per Col dei Baldi (1922). Il mio viaggio di andata si potrà concludere solo una volta toccata quest’ultima meta.
La salita è davvero ripida. Sento qualche brivido (non solo di freddo scivolarmi). Il tempo di scaldarmi un po’, e sono di nuovo a contatto con il cielo. Tirata giù una sorta di cintura si sicurezza in ferro, con un braccio tengo incollato il portatile alla giacca a vento, con l’altra mi tengo stretto. E i piedi là, nell’infinito. A mollo nell’aria. Gli occhi, muti e spalancati di meraviglia. Sempre più su (continua…).

Viaggio nell’isola lagunare, autentica miniera architettonica dove il neo bizantino, neo romanico, neo gotico ed eclettico, convivono armoniosamente in mezzo al verde presente.

Lo spettacolo del leggendario Bucintoro, preceduto dal corteo (acqueo) delle associazioni remiere, da cui viene gettato l’anello in acqua per celebrare le nozze della Serenissima con il regno di Nettuno.

Nella città più romantica del mondo, l’Istituzione Parco della Laguna continua a lavorare per far approvare una proposta di legge che certifichi la realizzazione di un’area protetta.
Gnam, gnam!!! Reminiscenze infantili di scorpacciate di croccanti fiocchi di neve che si sciolgono sulla lingua oltre che scrocchiare sotto le suole degli scarponi…. Molto meglio del pan di Spagna