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Cuba, sulle orme di Hemingway - foto : Cuba, La Finca Vigia di Hemingway, sala da pranzo © Marta Forzan
Cuba, La Finca Vigia di Hemingway, sala da pranzo © Marta Forzan

Cuba, sulle orme di Hemingway

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Al Floridita i turisti si affollano con l’illusione che Ernest Hemingway si ancora lì. Al bancone di mogano sol suo “daiquiri” a parlar di donne e pesca. Arredi inglesi, specchi Baccarat e camerieri in giacca bordeaux. E’ il locale più noto dell’Avana grazie allo scrittore americano e a quel cockteil a base rum Abana Club, lime e zucchero di canna sciolta.

C’è la fila alla Boteguita del Medio in calle Empedrado dove affiorano memorie di tanti artisti. Foto, firme, frase sulle pareti. Piatti rustici e il “mojito”, rum ghiaccio e menta. E il ricordo impresso nella targa sul muro dell’ex hotel Ambos Mundos dove “ El Novelista vivio durante la decade del 1930..”.

Nel vecchio quartiere coloniale Hemingway apprezzò odori, umori caldi e sensuali che ispirarono le sue pagine più belle. Di giorno spiava il mare dalla finestra della modesta camera tra le calli Obispo e Mercadores. La notte girava nel labirinto di viuzze fino alle locande in un clima intenso e fumoso, lo stesso delle sue opere.

Mocassini neri, pantaloni bianchi, lunga camicia celeste pregna di sudore a coprire l’addome generoso, e sigaro sempre acceso. Genio di penna, incline alla caccia, alla pesca, al rum, alle belle donne e ad organizzare combattimenti di galli, non mancò d’interessarsi agli accadimenti dell’isola Rebelbe, ma con scarsi risultati.

L’Avana lo distruggeva e lo intrigava, soffriva il caldo così trovò rifugio a San Francisco de Paula nella “Finca Vigia, Fattoria Vedetta. Una villetta malmessa a sole sette chilometri dall’Avana. Pochi ettari di terreno battuti dalla brezza, un pascolo e una manciata di mucche. Una piscina, un campo da tennis, una torretta, tanti gatti e quattro cani.

La vista da un lato spazia sul mare e dall’altro scivola nei boschi del colle Bacalao. Luogo magico per quel girovago scrittore, soldato di ventura idealista, rubacuori e Premio Nobel. Una tana vicino alla corrente del golfo, quello del Messico dove appagare la voglia di pesca.

Hemingway e il mare. Rapporto intimo e svelato. Burrascoso come i giorni di tempesta. Quieto come i lunghi tramonti sulla Baia di Cojímar, grazioso porto, semplice e tranquillo paesino di pescatori. Pieno di poesia, sole e voli d’uccelli.

La darsena, le barche allineate al sole, le nasse stese sulla spiaggetta di El Cachon. Taverne affollate da gente di mare dagli abiti smessi. Scalzi e cappello di paglia e quelle mani tagliate dalle lenze, dal sole e dal vento. Quell’albero vicino alla locanda La Terrazza al quale i pescatori appendevano i Merlin per misurarne la lunghezza.

Hemingway preferiva Cojímar alla Finca Vigia. Lì era un lupo di mare e pescatore accanito. Tra appunti, bottiglie di wisky e rum, osservava la vita umile del porto. Compagno di bevute dei vecchi con motti d’avventura nell’avvistare a occhio nudo gli squali.

“Papa”, come lo chiamava Gregorio Fuentes capitano del Pilar, un cabinato di quaranta piedi, nero e verde, amava sedersi sulla sedia da pesca, guardare la scia mentre leggeva e scriveva per giorni interi.

Oramai all’Avana ci andava di rado preferendo escursioni a Pinar del Rio. Un paesaggio bucolico, nuvole intrappolate tra colline, ciuffi di fiori screziati, pinnacoli di palme, ruscelli sepolti dalla vegetazione. Amava il tramonto nel Parco di Moron quando al batter di mani s’innalzava un batter d’ali rosa di centinaia di fenicotteri.

La Finca Vigia è oggi un museo che, salvo permessi speciali, si può visitare solo girandovi attorno. All’interno le grandi scansie ricolme di libri. Le tele di Mirò, Braque e Klee. Ceramiche di Picasso si alternano a trofei di caccia e manifesti di corride spagnole.

Occhiali da vista sul comodino, le poltrona accanto al camino, graffiate dai gatti. La scrivania grande coi bossoli delle carabine. Il disco di Glenn Miller ancora lì sul grammofono da quando lasciò la casa nel 1961 e prima che la vita gli uscisse dai quel buco di proiettile.

Oltre novemila tra libri e riviste con sottolineature e note autografe. Scenario di un luogo fermo, immobile come in attesa del Novelista gringo che a Cuba ancora vive. Fuori la torretta fatta costruire dalla moglie Mary Welsh perché Ernest potesse scrivere in pace. Non la usò mai. Scriveva in piedi sui tasti della Royal, amica fidata, vicino al letto.

Giornate tranquille alla Finca Vigia. Troppo. Al mattino la scrittura, una nuotata in piscina, nei cui pressi sono sepolti i suoi quattro cani Black, Negrita, Linda e Xeron. Il pranzo, la caccia o la pesca pomeridiana. Lettura e musica. E a ogni ora del giorno o della notte una quantità smisurata di alcool. Si sentiva un cubano, un cubano bastardo, disse, come i suoi cani.

Potenza della letteratura. Ci voleva Ernest Hemingway per far riavvicinare U.S.A. e Cuba. Per tutelare i manoscritti del Nobel del ’54, il 21 gennaio 2010 i due paesi hanno firmato un accordo di collaborazione tra la “Finca Vigia Foundation”, società statunitense e il Consiglio Nazionale del Patrimonio Culturale di Cuba.

Un buon inizio per Guantànamo.

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LIBRI

Isole Cayman, letteratura di viaggio

"Isole Cayman" di Tricia Hayne - FBE Edizioni/Bradt Travel Guides, 2009

Mi Cuba

"Mi Cuba" di Giordano Lupi - Mediane Edizioni, 2008



2 commenti a “Cuba, sulle orme di Hemingway”

  • Desirèe alle ore 10:34 am scrive:

    Le sue parole erano e sono ancora l’esca con cui catturare i Marlin come me. Hemingway è questo e molto altro per la sottoscritta, una passione, quasi una fede: hanno scandito la mia crescita anagrafica e spirituale. E oggi le tue parole sono state nuova esca per me. Sono tornata Marlin. Sono tornata a nuotare nel mare di parole. Che bello

  • marta alle ore 2:55 pm scrive:

    Ciao Desirèe. Bellisime le tue parole. Anch’io mi sento un Marlin…
    Grazie
    Marta

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