Uliveti e saline. Ricami e formaggi. Roccia bianca e vegetazione. Il tutto circondato dalle acque subito profonde. Parallela alla costa del Velebit, è l’isola di Pag. Sessanta e più chilometri di unicità insulare sul territorio croato, dove la sobria solennità degli antichi edifici religiosi coabita con gli aspetti contemporanei più modernamente turistici.
Lasciata la popolosa Zadar, città un tempo abitata da italiani poi diretti verso il nord o addirittura negli Stati Uniti, il finestrino aperto dell’automobile lascia entrare refoli caldi senza umidità. Superato il ponte che collega Pag alla terraferma, il paesaggio si presenta aspro con falesie su entrambi i lati dell’isola.
Spiagge ghiaiose e rocciose sono inviti continui per turisti di tutte le nazionalità che sistemando il proprio ombrellone o semplice telo estivo, si abbandonano in balia dei raggi di sole e del mare verdastro. Il paesaggio si fa più fertile quando si arriva alla città, con barche, alcune anche di notevole stazza, tutte attorno al molo.
Già nel X secolo Pag era una realtà perfettamente urbanizzata, costruita attorno alla piazza principale dove sorge l’antica basilica gotica di S. Marija, con la facciata in stile rinascimentale dalmata, costruita nel 1192. Ottenuto nel 1244 lo status di città libera grazie alla Bolla del re Bela IV, entrò nei domini della Repubblica di Venezia quando re Ladislav cedette a quest’ultima la sua parte di Dalmazia.
L’influenza della Serenissima si sente ancora oggi. Girare per le stradine è un continuo richiamo all’entroterra veneziano di Chioggia, o alle tradizioni delle isole di Pellestrina e in particolare Burano, con cui ha in comune l’arte del merletto. Resto immobile dinnanzi a una di queste silenziose artiste, mentre le sue mani vissute intrecciano e tessono, fino a dare alla luce un nuovo centrino perfettamente ricamato.
Dalla delicatezza di una donna alle memorie di un passato doloroso durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1941 gli Ustacia, i nazionalisti croati, allestirono un campo di concentramento sull’isola dove furono rinchiusi serbi, ebrei e comunisti. Rinvenuta dall’esercito italiano una fossa comune con quasi ottocento cadaveri, l’isola sarà liberata dalle forze dell’Asse dai partigiani titini.
Le piastrelle di Pag, quinta isola per grandezza più grande dell’Adriatico, mi accompagnano nel mio cammino. Davanti a una porta, due cestini di fichi sono in vendita alla modica cifra di 10 e 20 kune, la valuta locale, equivalente a circa a 1.38 e 2.75 euro. Una realtà lontana dalle grandi città, dove si vive ancora con la porta aperta, e in questo ricordando molto l’amichevole sud Italia.
Mi rimetto in viaggio. Qualche gregge di pecore in lontananza. Un odore di rosmarino dalle abitazioni continua a rincorrermi. Qualche negozietto improvvisato sulla strada vende prodotti locali, come il paski sir (formaggio) e il Paska zutica (vino bianco). Superato il ponte, spengo il motore, regalando a occhi e pensieri la possibilità di spaziare e volare su tutto l’orizzonte acqueo-roccioso.





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