Ne ho sempre sentito parlare. Prima di lei, i suoi illustri ospiti che vi soggiornano durante il periodo natalizio o quello estivo. Politici. Attori. Gente anche comune. Un’atmosfera da Belle Epoque. Ma perché tutto questo fascino? Seppur abbastanza esperto delle montagne venete, lo ammetto, a Cortina d’Ampezzo (1224 m.), non ci avevo ancora messo piede.
La posizione è di quelle da prima fila. Situata al centro della Valle d’Ampezzzo, la cittadina bellunese giace soavemente incastonata tra il Cadore (a sud), la Val Pusteria (a nord), la Val d’Ansiei (a est) e l’Alto Agordino (a ovest). Lei e il centro più importante dei diciotto comuni che formano la regione alpina dolomitica: la Ladinia.
Arrivato nella città in una mite giornata, quasi convinto di ritrovarmi una veneziana piazza San Marco con le montagne dietro, mi devo ricredere quasi subito. Sarà anche che non siamo ancora nel pieno della stagione sciistica, ma Cortina si presenta placida e cortese. Senza ostentazioni da pedigree d’alta montagna.
E potrebbe farlo. Qui nel 1956 si sono disputati i primi Giochi Olimpici Invernali. Quel momento fu fondamentale per la storia e il suo futuro. Il ritorno d’immagine fu notevole, e da allora la sua fama crebbe in maniera esponenziale. Una località che dopo più di cinquant’anni di quell’importante evento sportivo, non ha mai smesso di essere di moda.
A darmi il benvenuto ci pensa una signora montagna, ossia il Monte Faloria (2134 m), raggiungibile in funivia. Peccato avere poco tempo a disposizione, sennò sarei già a guardare fuori dal finestrino del mezzo di trasporto. M’infilo in quella che è la strada più celebre di Cortina, il Corso Italia.
E qui, incomincio a “intravedere” qualcosa di più moderno. Ma è sempre la montagna a dettare le regole. E mentre cammino spedito verso la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, alle spalle dell’edificio religioso, mi appare in tutta la sua nivea bellezza, il ribattezzato Re delle Dolomiti, il Monte Antelao (3264 m.), seconda cima più alta delle Dolomiti, dopo la Marmolada (3343 m.).
E’ dura restare a valle di fronte a simili scenari, ma il tempo non perdona, e invece di prendere la via selvaggia verso immacolate altitudini, mi rifugio in una profumata tazza di coccola calda. Senza rendermene conto mi siedo a un tavolo che non è il mio. Non ha importanza. Il mio gps ha già memorizzato la mia prossima meta.




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Hei Luca, sei finito nel cuore dei luoghi che, insieme alla Norvegia, hanno rubato il primo posto nel mio cuore!!! Che bello il modo in cui vedi Cortina, così come la vedo anch’io! Un luogo discreto e cortese che, spesso, purtroppo, viene offuscato dal luccichio delle star, e che la corsa impazzata alle strenne, fanno spesso dimenticar. Ma Cortina non è solo fama mondana, infatti in quei posti di gente i cui principi restano solidi come le montagne che li circondano, minacciati solo dall’avidità che il denaro facile ha loro offerto, si sono giocate le sorti della nostra patria per almeno ben 2 volte, nel non lontanissimo passato. A Cortina, infatti, Venezia si è difesa, invano, dall’invasore austroungarico. E sempre sulle Dolomiti, restano ancora evidenti le tracce del sangue versato dal partigiano, per impedire l’avanzamento del germano invasor.
Tra quei monti, e quelle valli, non di rado, scalando un sentiero che mi porta ad un rifugio meta delle mie passeggiate estive, sento, con l’orecchio della memoria, ancora rieccheggiare il canto del partigiano, morto per la libertà!
E in quel rifugio dal caos cittadino, m’affaccio spesso al balcone, e lascio che la visione della mole materna dell’Antelao, pervada il mio essere, quale certezza che ancora quei monti saranno salvezza per chi ad essi vi si rifugierà, “Alzo gli occhi ai monti, d’onde mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto vien dall’Eterno che ha fatto i cieli e la terra” Salmo 121:1-2
…sul discorso “memoria”, porta pazienza ancora qualche giorno, e ne uscirà suno sull’argomento, sempre live in Cortina. Cheers