Anziana abissina sulle montagne settentrionali © Monica Genovese
Bambine, ragazze, donne, anziane. La stessa espressione sui volti chini, spesso rugosi dove ogni ruga racconta una storia. La stessa fatica. Il medesimo cammino. Figura familiare qui, in questa zona del mondo. Figura che si aggira per le strade, per i sentieri impervi e fangosi dell’Africa orientale.
Siamo in Etiopia, antica Abissinia, tanto ambita dall’Italia del colonialismo, vicini all’Eritrea, al Gibuti, alla Somalia, al Kenya, al Sudan. Siamo in quello che è considerato il più antico stato africano. Ma siamo anche in una terra povera, dissestata, malarica dove per poche monete locali, birr, o, nella migliore delle ipotesi, per dodici dollari al mese, una donna, qualsiasi età abbia, lavora tutto il giorno. Tutti i giorni dalle prime luci fino al calar del sole.
Questa donna, solitamente anziana, trascorre la sua esistenza a muovere i propri passi lungo lo stesso percorso quotidiano. Scende dalle montagne dell’Etiopia settentrionale fino a valle, ad uno dei villaggi più grandi, calpestando, a piedi nudi, il fango lasciato dalle piogge d’agosto o sotto il cocente sole nella stagione secca.
Quando inizia è ancora molto giovane, i lineamenti freschi e belli. Vestita di stracci scuri, con il capo, a volte, coperto. Prosegue così fino agli anni della maturità per cedere al trascorrere del tempo precocemente.
Il tragitto che compie si estende per molti chilometri, così tanti che quasi non si contano. In ogni caso, mai meno di una trentina al giorno e il peso che le ricopre le spalle si aggira intorno ai 35 chili. Chili di fascine di legna. Ben raggruppata, avvolta in lembi di stoffa o tenuta insieme da alcuni legacci, viene adagiata sulla schiena, ormai curva.
Questo è, spesso il solo lavoro disponibile per la donna etiope e molte volte è lei il sostentamento di un’intera famiglia. L’unico reddito su cui contare. L’unico per sfamare. Le chiamano portatrici di legna.
"I miei occhi hanno visto cose spaventose Memorie militari, senza data, del soldato Achille Zorzin" di E. Calligaris - Circolo Ricreativo Sportivo Filodrammatico Versa, 2009
"Dancalia, la Terra del Diavolo" di Antonio Biral - Campanotto Rifili, 2008

Il tramonto viola di Tabourie Lake, prima tappa di un viaggio on the road dalle spiagge di Sydney verso il parco nazionale di Wilsons Promontory nel Victoria.

A Ranakpur, nel Rajastan, l’India jainista innalza un inno marmoreo alla nonviolenza e al rispetto di tutte creature viventi. Ispirandosi alla filosofia Ahinsa, Mahatma Gandhi sconfisse il dominio inglese.

Viaggio al cospetto di una delle meraviglie africane. Bacino imponente, bellezza della natura, fonte di vita per la zona. Una signora da Guinness dei primati tutta da scoprire.
L’etiopia mia paese natio non’e come sempre l’occidente cerca di piturarla.
Siamo poveri ma ricchi di storia e cultura,
Il tempo è cambiato, Non lo so se si rocorda che quando l’Etiopia aveva
la marina e viveva nelle case , l’occidente viveva nella taverna.
Cerchiano ogni tanto di farci setire umani e no animali.
Buongiorno Nerini, grazie per il tuo commento.
Sicuramente la tua terra, l’Etiopia, è affascinante e ricca di storia e cultura, infatti se ti fa piacere continuare a leggere il Reporter.com troverai altri articoli sul tuo bel Paese, in particolare inerenti a Lalibela, città storica per eccellenza. Articolo in cui si narra proprio la magnificenza dell’arte etiope.
http://www.ilreporter.com/reportage/lalibela-la-petra-africana
Il Reporter cerca di raccontare ogni aspetto, o quasi, di un viaggio. Questo vuol dire narrare, sia gli aspetti meno piacevoli, sofferti e crudi come la povertà, sia gli aspetti più ricchi, come la cultura, la storia, l’archeologia e l’anima stessa dei popoli di un Paese visitato che rappresentano, a mio avviso, il cuore di ogni terra sul pianeta.
cara monica,
ti ringrazio per aver arricchito mia anima con l’immagine di queste donne orgogliose e belle. Fiere. Le incrocio spesso a Roma, dietro la casa mia, in Via di Parione dove c’è la loro chiesa (La chiesa di S. Tommaso in Parione). Io adoro i loro sguardi, le loro mani, i segni…per me sono le regine d’Africa. E come dice Rita Levi Montalcini in un suo libro :”Eva era africana”. Ecco io mi sento rapita dalla loro fierezza (come quella di Scipione l’Africano ) e la loro dolcezza. Poi ci si capisce al volo…
Cara Sarah,
ti ringrazio molto per il tuo commento e per l’apprezzamento. Traspare, dalle tue parole, la sensibilità che ti porti dentro.
sono appena tornata da un bellissimo viaggio etnico-naturalistico nell’Ethiopia del sud e l’immagine di tante donne per strada con i loro carichi enormi di legna me la porterò sempre nel cuore!
Grazie per il tuo commento. Condivido le tue immagini di viaggio, Chiara.