L’aria secca soffia sulla collina. Dalla centro storico di di Corigliano Calabro fino al Mar Ionio. Oltre duecento metri sul livello del mare. E lui è lì, che ti guarda. E ti aspetta. Mentre fedele e valoroso come un amico sincero, a guardarti le spalle, ci sta il Castello Ducale. Con il suo manto bianco. Sempre in attesa di una novella coppia di sposi per celebrare.
Scoprire una nuova geografia. In una mezz’ora di macchina mi ritrovo dalle onde azzurre-biancastre a coloriti bronzei-verdastri che si susseguono scambiandosi di posto. Corigliano sembra una gigantesca scala a chioccia. Si sale a spirale. Per arrivare nell’antica fortezza fatta costruire da Roberto il Guiscardo (1025-1085) nella seconda metà dell’undicesimo secolo (attorno al 1073).
Come spesso accadde per molti dei suoi colleghi, anche questo castello, nel corso dei secoli, cambiò proprietario e venne a più riprese rinforzato. Tra il 1339 al 1351 il conte di Corigliano Roberto Sanseverino fece costruire all’interno del lato sud varie stanze signorili. Successivamente (1487-1501), durante il dominio di Ferdinando I d’Aragona, il castello, fu consolidato con massicce scarpate e solidi torrioni per esigenze difensive.
Nuovo volto infine tra il XVII e il XIX secolo, quando nel 1606 la proprietà passò (con regolare compravendita) alla Famiglia Saluzzo, originaria di Savona, che nel frattempo si era trasferita nel Napoletano. Già entro la prima metà del Seicento furono realizzati i lavori della torretta ottagonale che sovrasta il mastio vicino a dove una volta c’era il ponte levatoio, la cappella di S. Agostino, la sistemazione del piazzale interno mediante due rampe di scale d’accesso.
L’interno del castello, che da fortezza difensiva si era ormai trasformata in dimora, è un tuffo variegato nell’arte, in particolare nel Piano Nobile. Il ricco arredo della Sala da Pranzo, il Corridoio delle Armi realizzato nella seconda metà dell’800, il salone degli Specchi, arricchito e decorato per volere di Luigi Compagna da Ignazio Perricci da Monopoli (1870-80), e caratterizzato, sulle pareti, da grandi specchi in cornici di stucco dorato. Non c’è da stupirsi che in una simile magnificenza, ci soggiornò durante una visita anche Vittorio Emanuele III (1869-1947), il Principe di Napoli e futuro re d’Italia.
Guarda un po’ dappertutto e sotto gli occhi mi capita un antico calesse con le ruote in legno. Dura la vita per i cavalli a salire e scendere per arrivare a Corigliano, e proseguire oltre. Ed è quello che ho fatto io una volta uscito. Guardando la costa sempre più lontana, e lasciando il Castello Ducale e la sua storia nei miei appunti. O magari una botola segreta, da cui iniziare a scrivere una nuova lettera.





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